ROMA – Una volta non c’era Natale senza Disney. Bambini e genitori potevano stare tranquilli. Come sempre, avrebbero avuto il consueto spettacolo made in USA da vivere insieme. Oggi, la multinazionale dell’intrattenimento non è più sola. Quest’anno, accanto alle grandi produzioni americane si appresta ad allietare le feste dei più piccoli “Lo schiaccianociâ€, kolossal di origini europee.
La fonte è nota. Nel 1816 E.T.A. Hoffmann scrisse un racconto, ripreso più tardi dal coreografo russo Marius Petipa. Questi commissionò ad Alexandre Dumas un adattamento, affidando la musica a Pëtr Chajkovskij. Rappresentato per la prima volta a San Pietroburgo nel 1892, “Lo schiaccianoci e il Re Topo†è diventato uno dei balletti più noti al mondo.
Firmato da Andrei Konchalovsky, “Lo schiaccianoci†del 2011 è sfarzoso come l’epoca in cui è ambientato. Tutto si svolge nella Vienna degli Anni ’20, in piena “secessione vienneseâ€. Tra art nouveau e art déco, il film è un valzer di costumi e scenografie animate dalla tecnologia 3D. La storia è semplice ed essenziale, come richiesto dal pubblico di riferimento.
La sera della vigilia di Natale Mary riceve in regalo dallo zio Albert uno schiaccianoci in legno. La piccola intuisce subito che non si tratta di un gioco qualsiasi e lo depone accuratamente prima di andare a letto. Quella stessa notte il pupazzo si anima e inizia a parlare, chiedendo di essere liberato da un sortilegio. Si tratta di un principe bambino, trasformato in fantoccio dal Tirannico Re Topo e dalla perfida madre. Per salvare il suo nuovo amico e il suo regno, Mary si appresta a vivere una magica avventura, fatta di fate volanti, confetti e giochi animati.
“Lo schiaccianoci†narra la lotta tra il bene e il male. Nella sua stessa anima, dunque, si presenta come un racconto particolarmente adatto ai bambini. Konchalovsky adotta questo punto di vista, mostrano tutto attraverso gli occhi di Mary, interpretata da Elle Fanning. Al suo fianco, due protagonisti del teatro e del cinema internazionale quali Nathan Lane e John Turturro.
La mancanza di un’ulteriore chiave di lettura rende il lungometraggio poco adatto a una platea più adulta, malgrado l’integrazione degli effetti visivi più avanzati. Il doppiaggio indebolisce la fruibilità dei testi legati alle musiche del grande compositore russo, nonostante il coinvolgimento di Tim Rice, autore tra gli altri di brani per “La Bella e la Bestia†e “Il Re Leoneâ€.
Manca, ad un occhio più maturo, la trasversalità che caratterizza la maggior parte dei film per bambini di ultima generazione. I più piccoli, tuttavia, potranno rimanere soddisfatti dalla grandiosità del risultato finale.
