Questo sito NON utilizza alcun cookie di profilazione. Sono invece utilizzati cookie di terze parti legati alla presenza dei “social plugin” e di Google Analytics. Clicca sul bottone "Accetto" o continua la navigazione per accettare. Maggiori informazioni
Skin ADV
×

Attenzione

JUser: :_load: non è stato possibile caricare l'utente con ID: 1010

L'ANDDOS al Sindaco Doria di Genova: "Non basta la solidarietà alle vittime di violenza"

il presidente nazionale Mario Marco Canale
il presidente nazionale Mario Marco Canale
(PRIMAPRESS) - La vile aggressione perpetrata ai danni di una persona solamente perché accreditata come presunto omosessuale, ripropone ancora una volta il problema del vuoto legislativo per contrastare la violenza omofoba: l'ANDDOS, la più grande associazione italiana Lgbti con oltre 140.000 iscritti in tutta Italia, stigmatizza l'episodio, sottolineando l'importanza di combattere ogni forma di discriminazione.

“Rivolgiamo un appello al Sindaco Marco Doria – afferma il presidente nazionale Mario Marco Canale – affinché vengano rapidamente individuati i responsabili di un'aggressione dalla chiara matrice omofoba che non può avere alcuna giustificazione. Non basta la solidarietà alla vittima della vile aggressione, occorre un’azione forte ed esemplare contro i responsabili. A conferma di come serva urgentemente in Italia una legge contro l'omofobia per contrastare coloro che si scagliano ogni giorno in maniera aggressiva contro le persone LGBTI. Siamo convinti tuttavia che questi pericolosi focolai di omofobia non rispecchino assolutamente la cultura di una terra meravigliosa come la Liguria e che, quindi, i responsabili vadano isolati e perseguiti con provvedimenti seri. Opinioni, pensieri e culture che infliggono dolore al prossimo e ne limitano la libertà, incitando alla discriminazione e all’odio, non possono avere cittadinanza in un Paese come l'Italia che si definisce civile e democratico. Questo episodio ci chiama a reagire istituzionalmente e ad inchiodare ciascuno alle proprie responsabilità di fronte ad una mano accecata dal pregiudizio che possa brandire un’arma contro qualcuno, come è accaduto purtroppo alla giovane israeliana Shira, appena sedicenne, uccisa barbaramente da un ebreo ortodosso nel corso del Pride di Gerusalemme”. - (PRIMAPRESS)