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Espai d’art fotogràfic in mostra all'Istituto Cervantes di Roma

(PRIMAPRESS) - Inaugura domani alle 18 nella Sala Dalí dell’Istituto Cervantes di Roma la collettiva di “Espai d’art fotogràfic”. Per la prima volta in Italia, la mostra raccoglie 70 opere appartenenti ai tre lavori fotografici vincitori del master della prestigiosa scuola internazionale di Valencia, “Consumismo e abbandono. Impatto dell’uomo nel suo habitat” di Emilio Andrés Codina (20 foto, 2010), “The Unknown” di Sandra Sasera Cano (30 foto, 2011)  e “New York. Lato B” di Jaime Belda (20 foto, 2012). Al vernissage della mostra parteciperanno due dei tre fotografi protagonisti dell’esposizione, Emilio Andrés Codina e Jaime Belda, il direttore di  Espai d’art fotogràfic, Nicolás Llorens Sergi Rodríguez López-Ros, direttore dell’Istituto Cervantes di Roma. La mostra resterà nella capitale fino al 7 gennaio 2016 e si potrà visitare dal mercoledì alla domenica dalle 16 alle 20, ad ingresso gratuito.
I tre lavori esposti nelle sale del Cervantes in piazza Navona, selezionati da Francesc Vera, Romà della Calle e Tomàs Llorens, hanno come filo conduttore la visione critica dell’iconosfera contemporanea occidentale. I tre fotografi analizzano gli elementi sui quali si fonda il discorso della post-modernità, ognuno con le proprie idee estetiche e preoccupazioni, offrendo una chiave di lettura capace di arricchire e decodificare la nostra visione del mondo.
Il lavoro di Emilio Andrés Codina (Villanueva de Castellón, 1953), “Consumismo e abbandono. Impatto dell’uomo nel suo habitat”, rientra nel progetto “Attività umana: macchinario, alimentazione e habitat” proposto per la prima edizione del master. Ci mostra delle immagini pulite, equilibrate, ragionate, oggetto di un attento studio cromatico, che sottolineano una maturità formale che sfocia nello stile caratteristico e definito di questo fotografo. Il carattere riflessivo e meticoloso mette in luce una chiara implicazione sociale. L’impotenza davanti ai disastri ecologici provocati dall’abuso e dal consumo. Un grido d’allarme accentuato dalla bellezza formale delle sue immagini.
Sandra Sasera Cano (Valencia, 1981) in “The Unknown”, invece, presenta un mondo particolare, partendo da storie immaginate o reali: parla della parte più intima delle persone sulla base di gesti o dettagli. In “The Unknown”, è molto importante la disposizione spazio-formale, in quanto ci costringe a immaginare, completare ciò che lei ci mostra. Dobbiamo parlare di ciò che non vediamo a partire da ciò che ci viene mostrato. La forma spiana la strada al contenuto, lo costruisce. Spezza i pregiudizi che abbiamo del mondo che ci circonda, derivanti dal rispecchiarci (gettarci) nella nostra personale costruzione della realtà in cui viviamo.
Infine,“New York. Lato B” di Jaime Belda (Valencia, 1982) ricorda l’idea romantica della suggestione che prevale sull’evidenza, del predominio del contenuto sulla forma, o come sosteneva Hegel, del predominio dello spirito sulla forma. Pertanto, costringe a interrogarci su che cosa ci sia oltre ciò che vediamo. Ci parla delle rovine, dei resti che nessuno vuole, dei luoghi ai margini. Per questo è socialmente critico. Ci fa pensare a un futuro incerto e angosciante. L’abbandono sempre più grande dell’individuo. L’idea che, alla fine, siamo soli nella grande città. Soli, nonostante le migliaia di persone che ci circondano. - (PRIMAPRESS)