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Washington: la retorica di Trump nel suo discorso dello stato dell’Unione

WASHINGTON – Il discorso sullo Stato dell’Unione, che Trump ha tenuto davanti alle Camere riunite in sessione congiunta è stato il più lungo della storia: ben 108 minuti, in cui ha cercato di recuperare nei sondaggi che lo vedono in un gradimento sceso al di sotto del 40% in pochi mesi.
Un discorso pieno di retorica iniziato con un attacco alla Corte Suprema (seduta in prima fila) per la questione dazi giudicati illegali. Ma lui afferma di voler proseguire sulla sua strada e conferma la tassazione al 15%.
“Ho ereditato l’inflazione più alta della storia – scaricando sul suo predecessore Biden le responsabilità – ma in pochi mesi l’abbiamo fatta calare. I prezzi della benzina sono scesi, i tassi sui mutui sono i minimi da quattro anni”. Ma i sondaggi danno un’altra versione. E neanche sull’occupazione è convincente affermando che tutti i nuovi posti di lavoro si sono creati nell’impresa privata.
L’immigrazione è stato il bersaglio più evidente del suo discorso. Ha difeso le operazioni dell’Ice che hanno provocato la morte di due cittadini americani e urtato la maggioranza degli elettori. Quindi se l’è presa con la comunità somala di Minneapolis: “I pirati somali hanno saccheggiato il Minnesota attraverso corruzione, tangenti e illegalità”. Ha calcato la mano, perché sarà un tema elettorale: “Importare queste culture attraverso l’immigrazione senza restrizioni e le frontiere aperte porta questi problemi proprio qui negli Stati Uniti”. La deputata democratica del Minnesota Ilhan Omar gli ha urlato “bugiardo”, accusandolo di “aver ucciso degli americani!”. Allora si è sfiorata la rissa verbale, col presidente che ha replicato: “Dovresti vergognarti”.
Tra gli ospiti c’era anche la moglie dell’arrivista ucciso Charlie Kirk che i, presidente USA ha voluto ricordare: “Divbiamo rigettare ogni forma di violenza politica”.
Sulla politica estera ha parlato del dopo Maduro in Venezuela. “Ora è un paese alleato” ha detto mentre sull’Ucraina ha ribadito la sua vecchia idea che dovrebbe essere Zekensky a concedere ciò che Putin chiede per mettere fine alla guerra. E cita l’Iran come prossimo conflitto: “Ha sviluppato missili che possono colpire Europa e USA” aggiungendo “Preferisco risolvere la questione con la diplomazia, ma una cosa è certa: non permetterò mai a Teheran di avere l’arma nucleare”. A convincerlo dell’uso della diplomazia rispetto ad un attacco che nei giorni scorsi sembrava immediato, è stato un convincente direttore degli Affari Militari.

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