ROMA – La vittoria di Jannik Sinner agli Internazionali di Tennis di Roma si è tinta di leggenda per le cronache dei media italiani. Il tennista italiano, di fatto, ha riportato a casa un trofeo che mancava dal 1976 con Adriano Panatta che lo aveva conquistato e con lo stesso Panatta ad abbracciare Sinner sul centrale del Foro Italico e con il Presidente della Repubblica Mattarella a consegnare la Coppa che suggella quel primo posto nella ranking mondiale dell’atleta altoatesino.
Un successo che al di là dei titoli comprensibilmente sensazionalistici, rivela una determinazione ma anche una attenta programmazione degli obiettivi di performance. Temi che all’indomani della grande prestazione di Sinner tornano prepotenti nel confronto con il calcio italiano a cui manca principalmente una programmazione strutturale e coraggio politico. Il sistema sconta una grave crisi di talenti e di vivai, un’eccessiva avversione al rischio, stadi obsoleti di proprietà dei club e una gestione economica che ostacola i giovani nelle prime squadre.
Il tennis sta insegnando proprio questo è né è la dimostrazione che dietro Sinner ci sono altri atleti che crescono come Bolelli-Vavassori con la vittoria dell’Atp Masters 1000 a Roma diventando la prima coppia maschile azzurra nella storia a trionfare gli Internazionali d’Italia.
Sport: l’insegnamento del tennis dietro il trofeo degli Internazionali che torna all’Italia dopo 50 anni

