ROMA – Al via dal 9 aprile su Rai 1 i quattro episodi interpretati da Claudio Bisio nei panni del commissario Vasco Benassi che abbandona la città e viene “spedito” per punizione tra i monti. Da miglior “sbirro” di Bologna a uomo costretto a fare i conti con il passato, in un paesino immaginario — Muntagò — che è poi l’anima di tutto l’Appennino.
La serie “Uno sbirro in Appennino”, diretta da Renato De Maria, gioca su più registri: indagine, famiglia, nostalgia e pure un filo di commedia. Un mix che funziona perché Bisio non fa il duro: fa il vero. Il suo Benassi è impulsivo, testardo, un po’ burbero — ma soprattutto umano. Uno che sbaglia, e proprio per questo viene mandato “a casa”. Dove però casa non è mai davvero un posto semplice. «Ho cercato di sfruttare e possibilmente ampliare le doti di attore empatico, sincero, emotivo, imprevedibile e un po’ folle tipiche di Claudio – spiega De Maria – ho usato il carisma e la sapienza recitativa costruita in anni di cinema, tv e palcoscenico per ridefinire in chiave pop una figura atipica di poliziotto. Poliziotto sì, ma alla nostra maniera».
La colonna sonora della serie è firmata da Pivio e Aldo De Scalzi, che tornano a collaborare con il regista dopo molti successi storici, primo tra tutti l’ormai mitico “Distretto di Polizia” (2000/2012).
«Per “Uno sbirro in Appennino” abbiamo scelto, d’accordo con De Maria, un’ambientazione ispirata alla musica western. – Raccontano i due compositori – Difficile dire cosa abbia scatenato questa convinzione: forse in cuor nostro associamo istintivamente a quel genere musicale il paesaggio dell’appennino emiliano. Siamo andati a recuperare strumenti per noi insoliti, come l’armonica a bocca, la fisarmonica, il fischio, le chitarre slide, i violini in stile cajun. Incredibilmente, ci è subito sembrato che funzionassero perfettamente su ogni scena. Non mancano comunque momenti dall’impianto più “tradizionalmente” da detection, con uso di synt e sequencer ma anche in queste tracce abbiamo voluto inserire elementi western, creando così un unicum sonoro molto riconoscibile e definito.»
Pivio e De Scalzi hanno già lavorato in passato anche con Claudio Bisio firmando la colonna sonora del suo film d’esordio come regista: “L’ultima volta che siamo stati bambini” (2023) scritto da Fabio Bonifacci, lo stesso sceneggiatore di “Uno sbirro i appennino”.
