(PRIMAPRESS) È stato segnalato dal quotidiano britannico The Guardian tra i 12 migliori musei d’Europa. La rivista Warsaw Insider lo ha premiato come miglior attrazione turistica del 2026. È il Neon Muzeum di Varsavia, un curioso e affascinante museo che celebra le insegne dell’epoca della Guerra Fredda in Polonia. Un luogo in cui street art, storia e design grafico si fondono alla perfezione in un unico corpo.
Uno spazio espositivo nato nel 2012 e dedicato alle insegne luminose originarie dei Paesi dell’ex blocco sovietico, salvate dall’abbandono dalla fotografa e antropologa polacca Ilona Karwinska e dal graphic designer britannico David Hill. Inizialmente realizzato presso la Soho Factory, nel quartiere di Praga di Varsavia, dallo scorso anno il museo si è trasferito all’interno del Pałac Kultury i Nauki. Il monumentale Palazzo della Cultura e della Scienza, nel cuore di Varsavia, alto 237 metri, che ospita al suo interno musei, sale cinematografiche, teatri, uffici e diverse istituzioni culturali. Al quarto piano del palazzo progettato dall’architetto russo Rudnev, ha sede oggi il Neon Muzeum che raduna ogni anno oltre 100mila visitatori da tutto il mondo. Una istituzione che raccoglie e protegge le insegne luminose polacche e del blocco orientale create dopo la seconda guerra mondiale, con un vasto archivio di documentazione, disegni, fotografie e progetti originali relativi alla storia di queste insegne. Un luogo dove la storia incontra l’arte e l’oscurità incontra la luce.
La storia del Neon Muzeum inizia già nel 2005, quando la fotografa Ilona Karwińska salvò dalla distruzione l’insegna al neon dell’ex negozio “Berlin”, dando inizio a un’ampia collezione di luci al neon recuperate in tutta la Polonia e non solo. Dopo una prima serie di ricerche, di lavori fotografici incentrati su queste “opere d’arte luminose” e sul loro impatto sociale e di libri sul tema, insieme al compagno David Hill ha dato vita a un piccolo museo privato. Inizialmente solo virtuale, poi anche fisico. Un luogo che va oltre la classica sala espositiva di arte contemporanea. Una istituzione che ha come mission quella di preservare e restaurare questi manufatti al neon, unici nel loro genere. Con una collezione permanente che comprende storiche insegne, perfettamente restaurate e di grande impatto visivo, oltre a creazioni di artisti che diedero vita alla celebre Scuola Polacca del Manifesto.
Per comprendere il significato dei neon in Polonia, bisogna tornare indietro nel tempo, al periodo del Comunismo, in una Varsavia cupa e buia. La pubblicità era praticamente inesistente a quei tempi e solo i locali potevano posizionare piccoli segni d’illuminazione. Erano anni molto duri in tutto il paese. Varsavia vide la sua prima insegna al neon già nel 1926, ma poche delle settanta installate successivamente sopravvissero alla Seconda Guerra Mondiale, quando gli occupanti nazisti rasero al suolo gran parte della città, per rappresaglia contro l’insurrezione del 1944.
L’atmosfera del disgelo nella seconda metà degli anni ’50 consentì l’uso di grandi forme di pubblicità, con le autorità decise a illuminare le città. Questa iniziativa rappresentava un modo efficace per portare luce nelle grigie strade polacche. La neonizzazione della Polonia ebbe inizio nel 1956, quando il governo di quello che ormai era uno stato satellite sovietico istituì la società Reklama per la produzione di luci e insegne luminose. Il regime comprese che doveva lanciare un messaggio positivo, puntando anche sul glamour e sulle insegne luminose, auspicando il ritorno dei tempi migliori. Furono queste le ragioni dell’enorme diffusione dei neon nelle strade di Varsavia, che diventarono presto il simbolo della libertà, dando alla città il carattere di una moderna capitale europea. Nella Polonia socialista, le insegne al neon svolgevano una funzione diversa rispetto ai paesi capitalisti. Mentre in Occidente il loro ruolo era sempre pubblicitario, nella Polonia popolare, priva di un’economia di libero mercato, fungevano da strumento di informazione e prestigio. Le insegne al neon polacche, non a caso, furono progettate da rinomati grafici, artisti e architetti che diedero un grande slancio artistico e creativo a tutto il paese.

Ma la crisi economica iniziata alla fine degli anni ’70 e la legge marziale dei primi anni ’80 (in risposta alle proteste di Solidarność) misero fine all’era del neon, che lentamente iniziavano a scomparire dalle strade polacche. I neon vennero colpiti anche dal lento ma costante declino economico e politico della Repubblica Popolare Polacca con le luci nelle città venivano spesso spente. Con la caduta del Comunismo, agli inizi degli anni ’90 si avvertì forte nel paese l’esigenza di disfarsi dei simboli del passato. E anche se i neon non erano simboli del regime, ma opere d’arte, furono in gran parte dismessi. Le luci si spensero, la creatività anche, almeno in parte. Ma non la memoria. E così, nacque l’idea di recuperare quelle luci, quei simboli di storia e identità.
Ilona Karwińska e i David Hill sono riusciti a salvare più di 200 insegne e circa 500 lettere dall’imminente distruzione. La maggior parte delle insegne al neon esposte nel museo risalgono agli anni ’60 e ’70. Adesso, forte di oltre vent’anni di attività di ricerca e conservazione, hanno anche avviato una campagna per tutelare le ultime insegne storiche rimaste nel loro contesto urbano originale. Questa iniziativa di grande successo è stata ribattezzata “Action Renovation!“. L’ultima insegna iconica a essere stata restaurata e ricollocata nella sua posizione originaria è il “Cepelia Rooster“, il gigantesco gallo rosso situato in via Grzybowska 37 a Varsavia.

Il Neon Muzeum è aperto tutti i giorni dalle ore 11 alle 18, il sabato dalle 11 alle 19. L’esposizione si trova al 4° piano del Palazzo della Cultura e della Scienza di Varsavia. Ingresso principale da via Marszałkowska.
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