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Monastir – L’opposizione sui migranti: “Inascoltati sulla strategia per la scuola penitenziaria”

MONASTIR – “Sin dall’inizio della consigliatura abbiamo chiesto con forza a questa maggioranza di assumere una posizione forte, unanime e condivisa sul possibile arrivo di migranti. Per oltre un anno, invece, l’amministrazione ha soprasseduto alle nostre proposte e alla collaborazione offerta nell’interesse del paese, trascurando di fatto la problematica”.E’ la contestazione del gruppo di opposizione “Monastir, il paese che vorrei” sul possibile arrivo dei migranti nella vecchia scuola di polizia penitenziaria. “Solo a seguito delle pressioni del Prefetto – continuano Modesto Fenu, Giuseppe Cinus, Giovanni Battista Loi e Silvia Cinus – l’amministrazione si è resa conto che la situazione stava precipitando e che la decisione di far arrivare i migranti nel nostro paese era oramai stata assunta. Anche di fronte a questo, noi come gruppo di minoranza abbiamo rinnovato la nostra disponibilità ad un’azione congiunta, atta a scongiurare l’arrivo in massa di migranti in una struttura inadeguata e per la quale sia noi che il territorio auspicavamo ben altro uso”. Nulla di fatto, però. “Nonostante gli accordi di collaborazione stabiliti ai primi di agosto 2016 tra maggioranza e minoranza, il Sindaco è venuta meno all’impegno preso dalla maggioranza, assumendosi in questo modo di fatto tutta la responsabilità su quanto sta accadendo – rimarca la minoranza – Come parte di una comunità e di un popolo ospitale e sensibile alla carità umana e cristiana, non abbiamo certo intenzione di negare la solidarietà ai migranti che vivono l’emergenza, ma rimaniamo fortemente contrari all’uso della struttura in oggetto come centro di accoglienza e smistamento. I numeri paventati non permettono una reale accoglienza ma piuttosto configurano una situazione gravissima in cui le persone vengono stipate in maniera disumana. Siamo consapevoli della grave emergenza di questo momento, ma ribadiamo che la nostra idea di accoglienza e soprattutto di integrazione non possono essere queste”.L’opposizione precisa: “Bisogna inoltre esercitare un distinguo ben preciso tra i migranti rifugiati politici in fuga da scenari di guerra o disperazione e i migranti economici traghettati. Riteniamo al proposito che non possa e non debba essere negata l’accoglienza ai primi ma al contempo abbiamo motivo di ritenere che la nostra terra, già essa stessa patria di emigrazione, nulla possa offrire, se non a discapito delle popolazioni locali, ai migranti economici, per i quali riteniamo sia necessario agevolarne la partenza dalla Sardegna verso mette da loro più ambite”. Da qui la presa di posizione: “Rimaniamo fermamente convinti che il fenomeno delle migrazioni di massa non possa essere gestito nei paesi di approdo ma debba essere gestito nei paesi di origine – evidenziano Fenu, Cinus e Loi –
I processi di integrazione presuppongono strutture idonee ed una preparazione della comunità di accoglienza, soprattutto in un periodo di forti disagi quale quello attuale, in cui molti sardi si sentono loro malgrado esclusi dalle attenzioni riservate ai migranti da parte delle autorità pubbliche. La comunicazione deve essere alla base dei processi di accoglienza e di interazione, se si vuole realizzare un vero processo di integrazione presso le comunità locali, cosa che manca quasi totalmente in questa vicenda.
Per queste ragioni, come gruppo di minoranza ribadiamo la nostra posizione sull’emergenza di accoglienza dei migranti, e chiediamo:
che il prefetto e la regione si interfaccino lealmente con le comunità locali e non assumano decisioni unilaterali calandole dall’alto senza condivisione. Nel caso non si possa fare altrimenti, che l’accoglienza avvenga nel rispetto delle possibilità delle popolazioni locali e con un loro consapevole e fattivo coinvolgimento, limitatamente ai rifugiati politici e nel pieno rispetto delle quote previste a livello regionale. Che venga sempre garantita la sicurezza e la sanità delle popolazioni locali e dei migranti. Che per ogni contributo elargito a beneficio dei migranti corrisponda pari importo contributivo a persone svantaggiate e a famiglie in difficolta dei comuni ospitanti e del territorio circostante. Che la struttura della ex scuola di polizia penitenziaria sia oggetto, quanto prima, di un adeguato finanziamento strutturale a valere su specifiche misure atte a trasformarla in centro d’eccellenza di studi e integrazione euro mediterranea che elabori nuove politiche di integrazione e sviluppo”.

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