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Maurizio Sarri un antidivo sulla panchina dell’Atalanta

Con l’arrivo di Maurizio Sarri, cambia dopo un decennio la filosofia tattica dell’Atalanta. L’ambizione del nuovo allenatore è di forgiare una squadra bella e determinata. Ma ci sarà tanto da lavorare per superare le prevedibili difficoltà iniziali. In attesa del rientro dei giocatori reduci dal Mondiale, Sarri ne sta allenando 34, compresi un gruppo di giovani delle classi 2007, 2008, 2009, tra i quali ne vede quattro già in grado di affrontare la serie A, in attesa di avere a disposizioni i giocatori reduci dal Mondiale. Nella conferenza stampa di presentazione, con a fianco il diesse Cristiano Giuntoli, il nuovo allenatore ha snocciolato il suo modo di intendere l’organizzazione del lavoro per preparare la squadra ad interpretare il modulo con la difesa a quattro e la marcatura non più a uomo. Sì è detto contento dei giocatori già a disposizione, ma lascia che sia l’Atalanta, con il fido Giuntoli ad affiancare il ceo Luca Percassi, a gestire le operazioni in entrata e in uscita. Ben conoscendo le caratteristiche dei giocatori che gli piace allenare. Intanto, ha anticipato alcune soluzioni che sta provando in questo primo periodo di ritiro, a partire da Samardzic come interno di centrocampo e Raspadori utilizzato da esterno, spiegando che per Scamacca si sta adottando un programma personalizzato per portarlo al massimo delle due potenzialità. L’abbinamento con Krstovic nel 4-4-2 è solo una delle opzioni. L’arrivo di Gaetano richiama il ruolo che Lobotka ha imparato a ricoprire nel Napoli. Ma Sarri ha fatto intendere che è pronto a virare sul 4-2-3-1 come modulo alternativo. Scalvini sta provando sia da difensore di centrodestra che di centrosinistra. Kolasinac giocatore importante quanto Bernasconi e Ahanor, che potrebbe studiare da centrale difensivo. Quanto a Ederson, fugato ogni tipo di retropensiero, l’allenatore lo giudica un pilastro e il fatto che sia chiedendo di rientrare con qualche giorno di anticipa riflette il desiderio di restare in Atalanta. L’impressione è che Sarri avverta la stessa atmosfera di quando arrivò al Napoli, inanellando tre stagioni di altissimo livello pure senza trofei. Vero è che spesso il viaggio è più bello della meta, ma Sarri non nasconde l’ambizione di vincere qualcosa con l’Atalanta. I cui tifosi – lo ammette – fanno la differenza. E lui, un antidivo votato al lavoro, si riconosce nei bergamaschi per spirito e abnegazione.

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