ROMA – Le malattie neurovegetative potranno essere predette grazie ad uno studio condotto da Cnr-In e Scuola Normale Superiore, pubblicato sul Journal of Nanobiotecnology che descrive la SNaP, una tecnologia che analizza i neuroni vivi senza distruggerli.
Le malattie neurodegenerative, come l’Alzheimer e altre forme di demenza, colpiscono milioni di persone nel mondo e sono caratterizzate dalla progressiva perdita di neuroni, le cellule fondamentali del sistema nervoso. Comprendere cosa accada all’interno di queste cellule nelle fasi iniziali della malattia rappresenta una delle principali sfide della ricerca e potrebbe favorire, in futuro, lo sviluppo di nuove strategie terapeutiche.
Tra i protagonisti di questi processi ci sono i microRNA, piccole molecole che regolano l’attività di numerosi geni, ovvero i tratti di DNA contenuti all’interno di ogni cellula del nostro corpo, compresi i neuroni. Negli ultimi anni i microRNA hanno attirato crescente interesse come possibili biomarcatori, cioè molecole biologiche la cui presenza o variazione può fornire informazioni come, per esempio, l’evoluzione di una malattia. Alterazioni dei livelli di microRNA sono state infatti osservate in diverse malattie neurodegenerative, compreso l’Alzheimer. Il problema è che, per studiare i microRNA, era sempre stato necessario rompere le cellule nervose ed estrarne il contenuto, perdendo così la possibilità di seguirne l’evoluzione nel tempo.
Uno studio dell’Istituto di Neuroscienze del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Pisa (Cnr- In) e del Laboratorio Bio@SNS della Scuola Normale Superiore, pubblicato sulla rivista Journal of Nanobiotechnology, presenta SNaP: una nuova nanobiotecnologia che permette di raccogliere e analizzare i microRNA direttamente dai neuroni, senza danneggiarli. Le cellule nervose vengono istruite per produrre le nanoparticelle SNaP (Synthetic Nanoparticles for MiRNA Profiling) che legano i microRNA e li trasportano esternamente nel terreno di coltura cellulare: da qui, i ricercatori possono quindi isolare e studiare i microRNA senza danneggiare i neuroni che li hanno prodotti.
«SNaP si auto-assembla all’interno dei neuroni, aggancia i microRNA presenti in specifici compartimenti subcellulari e viene poi rilasciata nel mezzo di coltura. Da lì possiamo raccoglierla e analizzare il contenuto di microRNA senza danneggiare le cellule che l’hanno prodotta» spiega Cristina Di Primio, ricercatrice del Cnr-In e coordinatrice dello studio.
Oltre a evitare la distruzione delle cellule, questa tecnologia permette di raccogliere informazioni dagli stessi neuroni più volte nel tempo. Si apre così la possibilità di osservare come cambiano i microRNA durante l’evoluzione di una malattia, seguendo lo sviluppo di processi che finora potevano essere studiati solo in modo statico
Malattie neurovegetative: uno studio Cnr-In e la Normale per predire l’Alzheimer

