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L’8 marzo tra mimose, numeri del gender gap e il disegno di legge per vietare il niqab islamico

ROMA – Palazzi illuminati, mazzi di mimose che invadono le città, immancabili cene di solo donne, numeri snocciolati sulle violenze di genere e istanze sociali per ridurre il gap sui luoghi di lavoro e in mezzo a tutto questo anche un disegno di legge per vietare l’uso del velo nei luoghi pubblici. Tutto trova spazio nel giorno in cui si celebra la Festa della Donna dell’8 marzo.
La Lega si sta battendo per un decreto che vieta l’uso sopratutto del niqab, il velo che lascia scoperti solo gli occhi. Nell’intento leghista è di intervenire più duramente su chi obbliga le proprie figlie a indossarlo. Per la giornata delle donne, la Lega annuncia una proposta di legge per combattere il velo in nome della dignità e libertà delle donne.
In realtà, il testo è stato depositato in Senato lunedì scorso, primo firmatario Gianmarco Centinaio. Il disegno di legge si compone di quattro articoli. Punta a modificare una legge anti terrorismo del 1975, che vieta l’uso di caschi protettivi all’aperto, nata negli anni di Piombo per colpire i manifestanti “mascherati” nei cortei. A quelli il partito di Matteo Salvini aggiunge ora una specifica sul velo e “gli indumenti o accessori di qualsiasi tipo di origine etnica, culturale o religiosa”. E cancella il “giustificato motivo”, che nella legge del ’75 escludeva il divieto.

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