ROMA – Mai come in questi ultimi anni il monito della bomba di Hiroshima ricordato oggi ad 80 anni dal suo lancio il 6 agosto 1945, alle ore 8:15 del mattino, ha un suo significato profondo sulle tragedie causate dalle guerre. Quando il bombardiere statunitense Enola Gay sganciò la bomba atomica Little Boy sulla città giapponese di Hiroshima, seguita tre giorni dopo, il 9 agosto, dal lancio della bomba Fat Man su Nagasaki, il bilancio fu drammatico: oltre 250mila morti, quasi tutti civili, migliaia di feriti e sopravvissuti colpiti da radiazioni, ustioni, e conseguenze sanitarie tragiche protrattesi per decenni. Un ricordo che per decenni è servito da monito per governanti e leader di paesi nel mondo a dire “mai più conflitti” ma il tempo cancella le memorie.
L’anniversario cade, così, in un momento in cui il possesso di armi nucleari a scopo di deterrenza è sempre più sostenuto dalla comunità internazionale, incluso il Giappone. Il governo nipponico ha respinto la richiesta dei sopravvissuti di firmare il Trattato sulla proibizione delle armi nucleari o di partecipare alle sue riunioni in qualità di osservatori, poiché è sotto la protezione dell’ombrello nucleare degli Stati Uniti.
Il premier giapponese Shigeru Ishiba, il sindaco della città e altri funzionari hanno deposto fiori al cenotafio. Decine di colombe bianche, simbolo di pace, sono state liberate dopo il discorso del sindaco. È stato osservato un minuto di silenzio mentre una campana della pace suonava alle 8:15, l’ora in cui un B-29 statunitense sganciò la bomba sulla città.
“

