ROMA – Il “Manifesto Fertilità 2030”, lanciato dall’Associazione Italiana Fertilità (Aife) ha spinto i decisori di governo ad integrare stabilmente la salute riproduttiva nelle politiche di sanità pubblica.
Una proposta che nasce da una rilevante domanda di procreazione assistita da parte di nuovi nuclei familiari.
Nel 2024, su circa 370 mila bambini nati in Italia, 17.660 sono venuti al mondo grazie a questa terapia. E nello stesso anno i cicli di congelamento degli ovuli aumentati del 44% rispetto all’anno precedente.
Il Manifesto delinea una strategia di sistema che mette in rete prevenzione, diagnosi precoce, preservazione del potenziale riproduttivo e politiche di welfare. “Dobbiamo spostare l’attenzione dalla sola gestione dell’infertilità conclamata alla tutela precoce della salute riproduttiva – dichiara Laura Rienzi, Presidente di Aife -. La fertilità deve entrare stabilmente nelle politiche pubbliche. Informare prima, riconoscere tempestivamente i fattori di rischio e ridurre i ritardi nell’accesso alle cure significa offrire alle persone maggiori possibilità di scelta e permettere alla medicina della riproduzione di offrire risposte più tempestive e appropriate, senza presentarla come l’unica soluzione alla denatalità”.
Il Manifesto della Fertilità 2030 dell’Aife: “Integrare la salute riproduttiva nella sanità pubblica

