ROMA – Il mondo degli spirits italiani guarda sempre più al territorio, alle produzioni identitarie e al bere consapevole. Al centro delle produzioni c’è il forte legame con le attività locali che anche i grandi gruppi come Campari ha da tempo messo nelle loro policy.
I piccoli brand finiscono con il diventare anche testimonial del loro territorio: è il caso di Portofino Dry Gin che ha ampliato la propria gamma con Portofino Botanical Spirit Light Edition, una referenza a media gradazione alcolica, pari al 20% vol., ispirata ai profumi della Riviera ligure. Dall’altro Casoni Fabbricazione Liquori ha avviato la produzione 2026 di Gin Tabar Ciliegia di Vignola IGP, progetto nato dalla collaborazione con il Consorzio di Tutela della Ciliegia di Vignola IGP. Due operazioni differenti, ma indicative di una tendenza più ampia: la crescita di prodotti beverage capaci di dialogare con il territorio, con il turismo esperienziale e con una domanda sempre più attenta a qualità, provenienza e modalità di consumo. Nel caso di Portofino Botanical Spirit Light Edition, il prodotto si colloca nel segmento dei cosiddetti “mid-strength”, distillati a gradazione ridotta che intercettano l’interesse crescente per il bere consapevole. La ricetta utilizza una selezione di botaniche ispirate alla Liguria, tra cui ginepro, limone, lavanda, timo, iris e menta, insieme ad alghe marine distillate sottovuoto e acqua del Mar Mediterraneo italiano. Un’impostazione che punta a mantenere riconoscibilità aromatica e identità territoriale, riducendo al tempo stesso il contenuto alcolico rispetto ai distillati tradizionali. Il fenomeno del low alcohol e del consumo moderato non riguarda più soltanto il mondo della mixology, ma coinvolge anche ristorazione, hotellerie e destinazioni turistiche. Il consumatore contemporaneo cerca proposte più flessibili, capaci di accompagnare momenti diversi della giornata e di inserirsi in stili di vita più orientati al benessere. Per bar, ristoranti e strutture ricettive, questo significa ripensare parte dell’offerta beverage, ampliando le possibilità di scelta senza rinunciare alla componente esperienziale del cocktail. Diversa, ma complementare, è la traiettoria di Gin Tabar Ciliegia di Vignola IGP. In questo caso il tema centrale è l’utilizzo di una produzione certificata all’interno di un distillato. La produzione 2026 è stata avviata con la raccolta delle Ciliegie di Vignola IGP nei campi del Consorzio di Tutela, in un percorso che unisce materia prima agricola, trasformazione liquoristica e racconto del territorio emiliano. Casoni Fabbricazione Liquori, fondata nel 1814 a Finale Emilia, ha sviluppato negli ultimi anni la gamma Gin Tabar, il cui nome richiama il tabarro, mantello tradizionale della Pianura Padana. La versione alla Ciliegia di Vignola IGP è nata dalla collaborazione con il Consorzio di Tutela e si inserisce in una linea di valorizzazione delle eccellenze locali attraverso nuovi linguaggi di consumo. L’operazione evidenzia un passaggio sempre più rilevante per le Indicazioni Geografiche: il loro valore non si esaurisce nella vendita del prodotto fresco o trasformato secondo i canali tradizionali, ma può estendersi a nuove filiere, purché resti riconoscibile il legame con l’origine. In questo senso, la Ciliegia di Vignola IGP diventa non solo ingrediente, ma elemento narrativo e distintivo di un prodotto beverage. Il quadro economico conferma la centralità delle produzioni certificate. Secondo il Rapporto Ismea-Qualivita 2025, la Dop Economy italiana ha raggiunto nel 2024 un valore alla produzione pari a 20,7 miliardi di euro, con un export superiore ai 12 miliardi. Numeri che confermano il peso delle Indicazioni Geografiche nel sistema agroalimentare nazionale e la loro capacità di generare valore lungo le filiere. Il punto di contatto tra i due casi è proprio questo: il beverage italiano sta cercando nuove traiettorie di crescita attraverso la combinazione tra innovazione, territorio e cambiamento delle abitudini di consumo. La Liguria di Portofino e l’Emilia della Ciliegia di Vignola IGP diventano così esempi diversi di una stessa dinamica: trasformare un’identità locale in esperienza, rendendo il prodotto parte di un racconto più ampio. In un mercato sempre più competitivo, la sfida non riguarda soltanto la qualità organolettica, ma la capacità di costruire valore attorno all’origine, alla filiera e al contesto culturale. È un processo che interessa
direttamente anche l’hospitality, perché bar, ristoranti e strutture ricettive diventano i luoghi nei quali queste nuove categorie vengono presentate, interpretate e rese comprensibili al consumatore. Dai distillati a bassa gradazione alle referenze legate alle Indicazioni Geografiche, il settore spirits conferma così una trasformazione in atto: il prodotto non è più soltanto ciò che si beve, ma il risultato di un sistema che unisce agricoltura, paesaggio, impresa, consumo consapevole e valorizzazione territoriale.
I “local spirits” tra bere consapevole e testimonial dei propri territori

