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Giornata Mondiale della Natura Selvatica: piante medicinali e aromatiche sotto pressione

ROMA – In occasione della Giornata mondiale della natura selvatica, dedicata quest’anno alle piante medicinali e aromatiche (MAPs), Legambiente pubblica il report “Natura selvatica a rischio 2026. Piante medicinali e aromatiche: preservare la salute, il patrimonio e i mezzi di sussistenza”, accendendo i riflettori su specie sempre più minacciate da crisi climatica, perdita di habitat, raccolta eccessiva e commercio illegale.

Le specie più a rischio in Italia

Tra le più vulnerabili nella Penisola figurano genziana lutea (Gentiana lutea), arnica montana (Arnica montana L.) e artemisia nana, classificate come Vulnerabili (VU) o Quasi Minacciate (NT), soprattutto su Alpi e Appennini. A queste si aggiungono ginepro (Juniperus communis), liquirizia (Glycyrrhiza glabra), valeriana ed erba di San Giovanni (Hypericum perforatum L.).

Particolarmente critica la situazione della genziana: specie protetta e inserita nell’Allegato V della Direttiva Habitat (92/43/CEE), ha registrato una contrazione significativa delle popolazioni alpine e appenniniche. In Sardegna è classificata “In Pericolo”, mentre a livello nazionale si stima una riduzione dell’areale superiore al 50% entro il 2050-2070 in alcune regioni mediterranee (dati IUCN).

Un settore da oltre 1 miliardo di euro

Il quadro è ancora più delicato considerando che in Italia il comparto delle piante officinali muove oltre 1 miliardo di euro (dati 2023). Oltre alla flora spontanea, il Paese conta quasi 9.000 ettari coltivati, circa 130 specie e oltre 400 produttori specializzati.

Il Piemonte è la regione leader con 750 ettari coltivati, in particolare nell’area di Pancalieri, nota per menta piperita, melissa, salvia, camomilla, assenzio ed echinacea. Le regioni del Centro-Sud, le isole maggiori, l’Appennino centrale e le Alpi rappresentano invece le aree con maggiore concentrazione naturale di specie officinali.

Il quadro europeo e globale

Secondo gli ultimi dati IUCN, in Europa il 31% delle piante officinali è in declino. A livello globale, stando alla Convenzione CITES, tra 50.000 e 70.000 specie vengono raccolte per proprietà curative o valore culturale, di cui circa 1.300 inserite nelle Appendici CITES.

Le proposte di Legambiente

L’associazione chiede di:

  • evitare il sovrasfruttamento delle specie officinali;

  • uniformare su tutto il territorio nazionale criteri quantitativi e tecniche di raccolta sostenibili;

  • promuovere campagne di informazione e sensibilizzazione;

  • adottare Soluzioni basate sulla natura (Nature Based Solutions);

  • accelerare l’istituzione e la gestione efficace di nuove aree protette.

“La flora officinale italiana rappresenta una risorsa biologica ed economica strategica, ma non illimitata”, sottolinea Stefano Raimondi, responsabile nazionale biodiversità di Legambiente, evidenziando la necessità di pianificazione e gestione fondate su basi tecnico-scientifiche.

Sei buone pratiche e il caso Monti Ernici

Il report censisce sei buone pratiche nazionali, tra cui il primo elenco regionale toscano delle piante officinali spontanee, l’app europea Mappae, l’alleanza “Calabria Oasi della Biodiversità d’Europa” e l’esperienza della Provincia di Bolzano sulle sementi autoctone.

Particolare attenzione alla filiera responsabile dei Monti Ernici (Lazio), dove l’erborista Marco Saranda promuove una raccolta sostenibile coniugando tradizione e innovazione.

La posidonia, alleata del mare

Il dossier dedica spazio anche alla posidonia oceanica, pianta marina fondamentale per la salute degli ecosistemi costieri mediterranei: migliora la trasparenza delle acque, favorisce biodiversità e sostiene pesca e turismo sostenibile.

Il tema sarà approfondito il 4 marzo a Cagliari, durante la tappa sarda della campagna nazionale “I cantieri della transizione ecologica”.

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