ROMA – L’Usmia, il sindacato militare Interforze, non sottoscrive l’accordo FESI 2025, il Fondo per l’Efficienza dei Servizi Istituzionali, che definisce le indennità accessorie per il personale di Forze Armate e di Polizia. Molto spesso si tratta di turni e reperibilità in eccedenza alle ore giornaliere svolte dal personale militare ma che nell’accordo risultano penalizzanti secondo quanto rilevato dai sindacati di settore. Le quote giornaliere, infatti, diminuiscono all’aumentare dei giorni di servizio: passando da 8,50 euro per 70 giorni fino a 5,53 euro oltre i 200 giorni. In altre parole, più si lavora, meno viene riconosciuto il valore economico della giornata.
Un meccanismo che, secondo il sindacato, risulta difficilmente conciliabile con l’attuale contesto operativo, caratterizzato da continuità di impiego, carichi prolungati e crescente complessità delle funzioni assegnate al personale militare.
«Si tratta di un’impostazione che non premia la disponibilità e la continuità operativa, ma finisce per penalizzarle» osserva Leonardo Nitti, Segretario Generale di USMIA.
A questo si aggiunge l’eliminazione delle maggiorazioni per incarico, con il venir meno di qualsiasi riconoscimento economico aggiuntivo per chi assume responsabilità ulteriori. Un elemento che incide direttamente sull’equilibrio tra compiti svolti e trattamento economico.
La decisione arriva mentre a livello nazionale si discute di rafforzamento dello strumento militare e di aumento delle risorse destinate alla difesa. In questo quadro, sottolinea l’organizzazione, il tema della valorizzazione del personale non può essere considerato secondario.
