ROMA – Per Campania, Puglia e Veneto a breve si tireranno le somme della campagna elettorale dei candidati al rinnovo del parlamentino delle Regioni. La premier Meloni è scesa in campo senza risparmiarsi per appoggiare i candidati di Centrodestra e altrettanto hanno fatto Schlein per il Pd e Conte per i Cinque Stelle non sempre d’accordo in un discorso unitario di opposizione.
Per loro le urne si apriranno il 23 e il 24 novembre: attesi più di 10 milioni di votanti in tutto. Per le due principali coalizioni, il risultato più probabile al momento sembra essere un pareggio. I sondaggi darebbero Campania e Puglia in appannaggio al Centrosinistra ed il Veneto decisamente al Centrodestra dove il candidato Alberto Stefani (Lega e già deputato alla Camera) sembra blindato ma bisognerà vedere con quale percentuale di vittoria dopo l’uscita dell’uomo forte della Lega, Luca Zaia.
In Puglia il risultato sembra certo in favore del Centrosinistra ma pesa in qualche modo la gestione del governatore uscente Emiliano per la grande questione dell’ex Ilva. L’ex sindaco di Bari, Antonio Decaro è il candidato
della sinistra che regge le sorti della Puglia da venti anni. I sondaggi danno Decaro al 60% contro Luigi Lobuono dato al di sotto del 40% e il rispolverato Niki Vendola per Alleanza Verdi e Sinistra.
In Campania il risultato probabilmente non sarà così netto. Per la sinistra del campo largo c’è l’ex presidente del Senato, Roberto Fico (M5S) e per il Centrodestra, Edmondo Cirielli. I sondaggi danno in testa Fico ma non con percentuali così forti. È da capire come e quale sarà l’appoggio alla sinistra da parte del presidente uscente De Luca.
L’Incognita sarà il candidato di Centrodestra, il giornalista ed ex ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano, le cui vicende per il caso Boccia e Report non è dato dire come peseranno sugli elettori. Lui assicura che sta trovando “solo consensi” tra la gente durante la campagna elettorale e rivendica i risultati che aveva conseguiti nel campo della cultura quando era ministro. Basterà per la memoria corta degli elettori?
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