USA – Il giorno dopo l’entrata in vigore (venerdi 24 luglio)dei nuovi dazi statunitensi su 60 paesi, dopo che la Corte Suprema aveva bocciato la maggior parte delle sue aggressive misure tariffarie all’inizio di quest’anno, si riaccende lo scontro commerciale con i paesi colpiti dalla misura.
L’Ufficio del Rappresentante per il Commercio degli Stati Uniti (USTR) che aveva annunciato i nuovi dazi, ma motivato la misura per una presunta incapacità di questi paesi di imporre e far rispettare “effettivamente” un divieto di importazione di beni “prodotti con lavoro forzato”. Una misura, dunque, ammantata da un obiettivo di rispetto salariale insolita per l’amministrazione Trump.
Il primo paese a criticare la misura è stata la Cina obbligata a nuovi dazi del 10%-12,50. “Ci opponiamo a tutte le forme di misure tariffarie unlaterali”, dice il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Lin Jian.

