ROMA – Dal 26 febbraio 2026 uscirà nelle sale italiane il film tedesco “IL SUONO DI UNA CADUTA” (“Sound of a Falling”), della regista berlinese Mascha Schilinski (alla sua seconda opera dietro la cinepresa), e con le attrici Lena Urzendowsky e Susanne Wuest. La pellicola è stata premiata al Festival di Cannes del 2025 nella sezione Premio della Giuria, e ha vinto agli European Film Awards dello stesso anno il premio Migliori Costumi. Il lungometraggio tratta di una famiglia risiedente nell’Altmark, una zona rurale nel Nord-Est dell’odierna Germania, che durante la Guerra Fredda divenne parte della DDR. La trama tratta della vita di quattro giovani donne, le quali vivono e pensano in quattro storici momenti ben distinti, nell’arco temporale di più di un secolo: ALMA, negli anni ’10 del Novecento; ERIKA, negli anni ’40; ANGELIKA, negli anni ’80 e infine LENKA negli anni 2020. La giovinezza d’ognuna di queste ragazze racconta storie, e soprattutto pene diverse: Alma la morte e la violenza del suo tempo; Erika le disgrazie del proprio Paese e le scelte sbagliate degli ascendenti; Angelika la difficoltà nel rapportarsi con la propria sessualità, che al contempo la attrae e la spaventa, tra la voglia di scoprire e il timore di essere circondata da lupi, finendo per scappare via dalla sua famiglia in una delle scene finali; e infine Lenka l’insuperabile caducità della vita. Pur vivendo il miglior tempo di tutte, il suo sguardo ci ricorda che la sofferenza sarà sempre al fianco dell’uomo, oltre ogni orizzonte di modernità. La sua amicizia con Kaya, una bambina orfana di madre che si fa ospitare da lei per uno “sleepover”, e che da sua madre si fa cantare una ninna nanna, glielo insegna e ce lo ricorda senza edulcoranti. Il lungometraggio, che offre senza dubbio spunti interessanti, tuttavia, rischia di destabilizzare lo spettatore per l’intreccio delle storie che non seguono cronologicamente i quattro spezzoni, ma saltano dall’uno all’altro. Anche la durata ha poi il suo peso: 155 minuti non sono leggeri da digerire, soprattutto se ricchi di silenzi. L’impressione è di un lavoro che appare come una ricerca sperimentale ispirato dal cinema impegnato francese e che il tempo ci dirà cosa rimarrà del “Suono di una caduta” fra vent’anni.
Con “Il suono di una caduta”, la regista berlinese Masha Schilinski intreccia 4 storie di donne sospese tra tempo e confini

