ROMA – Se le temperature tropicali hanno avuto gravi ripercussioni sulle produzioni agricole, a soffrire è anche l’ambiente marino con temperatura che stanno alterando l’intero ecosistema del Mediterraneo.
A lanciare l’allarme sono Coldiretti Pesca e Confcooperative Agroalimentare e Pesca, secondo cui il surriscaldamento delle acque sta colpendo in particolare le colture di mitili e molluschi ma impoverendo anche la pesca professionale, con danni stimati in circa 200 milioni di euro l’anno per il comparto ittico italiano.
Tra le situazioni più critiche segnalate dalle organizzazioni di settore c’è il Delta del Po. Secondo quanto riportato da Confcooperative Agroalimentare e Pesca, nella Sacca di Goro, in Emilia-Romagna, le elevate temperature delle acque, unite al limitato ricambio idrico e alla proliferazione di microalghe, hanno favorito fenomeni di anossia che hanno provocato perdite fino al 90% delle vongole allevate. Nella vicina Sacca di Scardovari, in Veneto, la sofferenza dei mitili ha portato alla sospensione della commercializzazione delle Cozze di Scardovari DOP, una delle produzioni simbolo della molluschicoltura italiana. Secondo Coldiretti Pesca, gli effetti del mare sempre più caldo non si limitano ai molluschi. L’aumento della temperatura riduce infatti la disponibilità di ossigeno nelle acque e altera la produzione di plancton, elemento fondamentale della catena alimentare marina. Ne risentono specie come sardine e acciughe, la cui capacità riproduttiva viene compromessa, mentre diminuisce anche la disponibilità degli organismi marini destinati all’alimentazione degli allevamenti ittici, con ripercussioni sull’intero comparto dell’acquacoltura. Gli effetti del cambiamento climatico si estendono tuttavia ben oltre il settore primario. Le produzioni ittiche rappresentano infatti il primo anello di una filiera che coinvolge cooperative, mercati ittici, imprese di trasformazione, logistica, distribuzione e ristorazione. In numerose località costiere italiane costituiscono inoltre un elemento distintivo dell’offerta enogastronomica, contribuendo all’identità dei territori e all’attrattività delle destinazioni turistiche. Per questo motivo la crisi in atto non può essere letta esclusivamente come un’emergenza ambientale. La progressiva riduzione della produttività marina rischia infatti di incidere sulla competitività economica di interi sistemi territoriali, nei quali pesca, acquacoltura, ristorazione e turismo sono strettamente interconnessi. La perdita di biodiversità si traduce così anche in una perdita di capacità produttiva e di valore economico. La vicenda conferma come la tutela del mare rappresenti oggi una questione che riguarda non soltanto la conservazione degli ecosistemi, ma anche la resilienza delle economie costiere. Preservare la salute del Mediterraneo significa infatti proteggere filiere produttive, occupazione e patrimonio gastronomico, elementi che contribuiscono in modo determinante alla competitività e all’identità dei territori italiani.
Coldiretti Pesca: 200 mln di danni al settore per il surriscaldamento del Mediterraneo

