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Classici d’estate: per la collana Light di Mattioli 1885 esce il campione di censure “Diavolìade” di Michail Bulgakov con la prefazione di Paolo Nori

FIDENZA – La stagione estiva al mare, in montagna o al lago è l’occasione per leggere tutto d’un fiato un libro. Mettiamo da parte i libri leggeri da ombrellone che appaiono sempre di più come fotocopie uno dell’altro magari scritti da ghost writer ma firmati  da personaggi del mondo dello spettacolo.
Un classico ha il sapore pieno di una buona lettura e ben lo sa la casa editrice fidentina Mattioli 1885 diretta da Paolo Cioni. Lo storico editore di saggistica esce, con il titolo Diavolìade di Michail Bulgakov, nella versione della collana Light, dedicata ai classici in forma agile ma molto curata da far bella presenza anche in libreria.
A firmare l’introduzione di questo nuovo titolo è Paolo Nori, che studia la letteratura russa da tutta la vita e guida il lettore nel racconto furioso e grottesco di Bulgakov con voce appassionata e personale.
La traduzione collettiva proposta in questa edizione restituisce al titolo la pronuncia originale russa — Diavolìade — discostandosi dalla tradizione italiana che l’aveva reso Diavoleide.
Nori ricostruisce la genesi di questo testo del 1924 che Bulgakov considerava il suo «primo vero libro». È qui che, secondo lo stesso Nori, si può riconoscere il «seme del diavolo» che prenderà corpo nel Maestro e Margherita. Un seme che già allora costava a Bulgakov il sospetto, la persecuzione, e il titolo infamante di «spazzino della letteratura» da parte della stampa sovietica.
Con il passo del racconto orale e il gusto della digressione colta e affettuosa, Nori accompagna il lettore alla scoperta di un autore di culto che la censura ha tentato a lungo di cancellare: i drammi teatrali proibiti, la lettera a Stalin, la telefonata inattesa dal Cremlino, le pagine scritte per necessità di libertà. E soprattutto questo racconto forsennato e comico di un piccolo burocrate sovietico risucchiato in una macchina amministrativa che sembra uscita dall’inferno, o dal sottosuolo.
Diavolìade diventa così la soglia ideale per avvicinarsi al mondo di Bulgakov: un universo grottesco, visionario, satirico, che nella Russia degli anni Venti sembra già proiettare la sua ombra lunga sul secolo.

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