ROMA – Nei tormentoni estivi solo il caso Lavitola-Ranucci supera sui social uno dei più infausti gialli giudiziari: quello di Garlasco.
Ora a tenere banco è quanto emerge dalla vicenda dell’imprenditore riconosciuto mandante dell’attentato al conduttore Rai di Report. Secondo l’avvocato di Lavitola, Sergio Cola, “gli atti dimostrano che lo stesso Ranucci aveva chiesto di aumentare la scorta” ed “è intuibile che dopo l’attentato lui avesse capito chi fosse il mandante”. La difesa presenterà una memoria ‘ex articolo 309’ per la richiesta di riesame sulle misure cautelari e si sta valutando anche un’integrazione delle sue dichiarazioni per un nuovo interrogatori.
Intanto un nuovo fronte di scontro è sui compensi alti dei giornalisti esterni “a partita Iva” di Report anche se vengono giustificati proprio dall’autogestione dei servizi che, dunque, comprendono spese per seguire piste. Budget comunque elevati su cui viene puntato il dito su un accondiscendente Usigrai.
Caso Lavitola-Ranucci supera sui social il crime di Garlasco

