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Caso dossieraggio, ascoltato il Procuratore Antimafia Melillo che ammette: “Gravità estrema. Accertare adeguatezza della protezione dati”

ROMA – “Ho chiesto di essere ascoltato affinché vengano colti i fatti e i problemi e per allontanare il pericolo di disin- formazione,di speculazione e di letture strumentali di vicende che riguardano delicate funzioni statuali”. Così il Procuratore nazionale antimafia Melillo nell’audizione di oggi pomeriggio in commissione Antimafia. “Punte di scomposta polemica” mirano a “incrinare l’immagine” dell’Antimafia. “La gravità dei fatti in corso è estrema” ma è “estrema anche la complessità dell’uso delle banche dati”. Il Procuratore ha invitato la Commissione a farsi portavoce di una attenta valutazione dell’adeguatezza degli strumenti di tutela dei dati sensibili. Ma resta l’interrogativo delle motivazioni che hanno spinto il finanziere a raccogliere le informazioni come in una rete di pesca a strascico.
Le condotte di Striano “mi paiono difficilmente compatibili con la logica della deviazione individuale. Credo ci siano molti elementi che confliggano con l’idea di un’azione concepita e organizzata da un singolo ufficiale ipoteticamente infedele”. Lo ha detto il procuratore Melillo in Antimafia. “Uno dei punti centrali della Procura di Perugia sarà comprendere la figura e il sistema di relazioni di Striano”. E ha sottolineato di avere “una discreta esperienza anche come vittima di auten- tici dossieraggi abusivi”.
Sul caso è intervenuto il vicepresidente della Camera dei Deputati Giorgio Mulè: “Certamente, per esperienza, so che un finanziere può aver fatto questo senza complici, però è già emerso che non era da solo – sottolinea il vicepresidente della Camera dei deputati, sul caso dossieraggio – e dobbiamo appurare quali sono le responsabilità degli altri eventuali coinvolti, che siano appartenenti alle forze dell’ordine o alla magistratura. Quindi se ci sono stati dei mandanti, questi saranno individuati. Io non scaglio la croce su Federico Cafiero De Raho, che è stato il Procuratore nazionale antimafia dal 2017 al febbraio 2022. Dico, anche leggendo le cronache di stamattina, che è evidente come nella catena di controllo dell’afflusso e dell’utilizzo di queste informazioni c’era molto più di un sospetto, tanto che le regole sono state cambiate dai successori di De Raho”.

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