BRUXELLES – Il nodo sostegno all’Ucraina sarà al centro quest’oggi dell’Europarlamento per tentare l’ennesima mossa di sblocco di un conflitto che sta consumando il governo di Kiev ma anche gli stessi membri UE.
L’utilizzo degli asset russi immobilizzati per finanziare un prestito a Kiev e l’obiettivo di ridurre del 90% le emissioni climatiche entro il 2040 sono i principali nodi del Consiglio europeo che si tiene oggi a Bruxelles.
L’uso dei beni congelati russi sono una questione che non trovano il pieno consenso di tutti i leader. Queste risorse dovrebbero garantire che l’Ucraina possa continuare a ricevere fondi dalla primavera, quando scadrà l’attuale prestito G7. Ma il Belgio, che è il detentore di buona parte di quei fondi, non sembra così favorevole. La liquidità depositata presso Euroclear è stimata in oltre 180 miliardi di euro. L’idea della Commissione – spiegano fonti diplomatiche – è di “scambiare questi fondi con titoli europei, che verrebbero dati in custodia a Euroclear”, mentre “i proventi sarebbero utilizzati per un prestito all’Ucraina garantito dai bilanci nazionali degli Stati membri partecipanti”. Una costruzione giuridica complessa, che secondo le stesse fonti deve evitare di configurare una confisca. “Bisogna essere sicuri che questa formulazione non violi il diritto internazionale”, viene sottolineato. Permangono inoltre difficoltà politiche che non riguardano il Belgio: gli asset russi sono congelati attraverso decisioni sanzionatorie rinnovate ogni sei mesi, e si valuta una misura separata che li mantenga immobilizzati “fino al pagamento delle riparazioni di guerra all’Ucraina”.
Bruxelles: oggi in discussione il difficile nodo dei fondi congelati russi per il sostegno a Kiev

