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Wines of Sicily: a Londra il vino e il sole di Sicilia

  • di Giammarco Di Loreto
  • in Gusto
(PRIMAPRESS) - vini diloreto LONDRA - Se qualcuno, trent'anni fa, avesse detto "La Sicilia diventera' una della piu'importanti regioni produttrici di vino" probabilmente nessuno gli avrebbe creduto. A quell'epoca, quest'affascinante isola era famosa per la produzione di enormi quantita' di vini, molto alcoolici e sbilanciati, usati spesso per "tagliare" vini prodotti da altre aziende, in particolare nel Nord Italia e in Francia. I piu' significativi cambiamenti nella produzione vitivinicola siciliana si sono verificati intorno a meta'  anni '80, grazie ad aziende del calibro di Donnafugata, Tasca d'Almerita e Duca di Salaparuta che sono tuttora i migliori ambasciatori dei vini siciliani nel mondo. Grazie ad uno sforzo straordinario, l'attenzione e'stata posta sul lavoro in vigna, sulle tecniche di cantina e nella selezione clonale dei principali vitigni autoctoni e adesso questo straordinario territorio sta giocando un ruolo sempre più importante sulla scena internazionale. La Sicilia, attualmente, ha ventidue zone DOC e una DOCG, Cerasuolo di Vittoria. L'obiettivo principale dei produttori  e' quella di incrementare la diffusione dei principali vitigni autoctoni come il Nero d'Avola, Nerello Mascalese, Catarratto e Inzolia, che oggi rappresentano la nuova immagine dei vini siciliani. Un' interessante  degustazione dedicata a questa pittoresca isola è stato organizzata da Hunt & Cody Ltd, un'agenzia che si occupa di organizzazione di eventi aziendali e campagne di comunicazione legate al vino. I produttori siciliani presenti erano circa quaranta e tre interessanti seminari, dedicati a Vini Bianchi, Vini Rossi e al Nero d'Avola, sono stati condotti dalla Master of Wine Angela Miur che ha descritto ai partecipanti le caratteristiche delle singole varietà in relazione al  clima, altitudine, composizione del terreno, ecc. Il primo vino degustato è stata una bella sorpresa, un delizioso bianco frizzante, Luna y Sol, 100% Nero d'Avola, prodotto dalla cantina Luna Sicana, una azienda giovane fondata da un uomo d'affari di Verona. "Questo vino è il risultato dell'unione tra un vitigno locale e la tradizione veneta -ci dice Patrizia Serugeri, manager della cantina - e penso che sia un grande risultato per una società fondata solo nel 2008 . Quest'anno la produzione ha raggiunto 10.000 bottiglie, tra cui due altri bianchi, Fiano e Chardonnay, entrambi al primo anno di produzione". Dopo lo "shock" causato da un vino spumante a base Nero d'Avola, un altro vino ha catturato la mia attenzione. Nicolas Russo, titolare della cantina Gatti, mi racconta che "Il nostro Sice' 2010 è prodotto utilizzando la varieta' Nocera, vitigno probabilmente giunto in Sicilia al seguito di mercenari provenienti dalla regione Campania ....." e ho pensato che valeva la pena fermarsi per fare due chiacchere. E - ha continuato il signor Russo - i Mamertini (Mamertini "figli di Marte", dio romano della guerra) erano mercenari che erano stati assoldati da Agatocle, il re di Siracusa. Quando costui mori' nel 289 b. C., alcuni dei Mamertini tornarono nella loro città natale, mentre altri scelsero di restare in Sicilia, dove cominciarono a coltivare questa varietà che avevano portato dalla Campania. Questo vino è stato menzionato nel De Bello Gallico, perché anche Giulio Cesare lo avrebbe scelto per brindare alla sua terza elezione a console. Con un vitigno e una storia come questa, penso sia  una fortuna non solo parlare del vino ma soprattutto berlo!" Il colore è rosso intenso, note di prugna e ciliegia al naso e in bocca è corposo ed equilibrato. Continuando questo viaggio, incontro un'altra cantina storica, Azienda Vinicola Benanti, gestita dal dott. Giuseppe Benanti, il classico gentiluomo di campagna che parla del suo vino e della sua storia con calma e passione."Alla fine dell' 800 mio nonno, Giuseppe Benanti, ha iniziato la produzione di vino, ed ora io ed i miei figli stiamo sono solo seguendo le sue orme, curando ovviamente il miglioramento delle tecniche enologiche e la ricerca sui vitigni. Produciamo i nostri vini utilizzando uve autoctone perché questo significa dimostrare passione per il nostro territorio e la nostra storia ..... questo è tutto ciò che facciamo, anche quando abbiamo a che fare con vitigni  difficili. Il Carricante, per esempio, è un' uva a maturazione tardiva e ricordo in particolare la vendemmia del 1992 .... per via della neve tutta intorno a noi!". Il  bianco  Pietramarina 2008, Carricante 100%, presenta note di limone e mela verde, forte acidità e un delizioso retrogusto di mandorla amara. Per quanto riguarda le varietà rosse, Nerello Mascalese è il vitigno principale indigena della regione etnea e "Rovitello 2007 - continua  Benanti - è in grado di esprimere la vera anima della nostra terra, così intenso, elegante e strutturato". Un'altra vitigno autoctono che mi ha sempre colpito da quando ho cominciato a bere vino  consapevolmente e' l'Inzolia, citato da Plinio nella Naturalis Historia con il nome di "Irziola". Spesso assemblato con altre varietà come il Catarratto o Chardonnay, l'Inzolia in purezza presenta un colore giallo paglierino brillante con riflessi verdognoli, un medio corpo, un buon livello di alcool e acidità che lo rende molto piacevole e facile da bere. Una versione molto interessante è l' Insolia 2011 Feudo Principi di Butera e Maria Laura Pigone, del Gruppo Zonin ci dice che " La vendemmia e' stata effettuata manualmente  durante la prima settimana di settembre, il vino e' rimasto sui propri lieviti per almeno sette mesi per poi venire  affinato in bottiglia". Infatti, il vino non delude, fresco, pieno e persistente. Allo stesso tavolo c'era un altro vino a base di Nero d'Avola, e questo mi ha ricordato che questa varietà, alcuni anni fa, divento' improvvisamente "di moda", creando una vasta richiesta da parte del pubblico. Era possibile bere Nero d'Avola in ogni angolo d'Italia, come se le uve fossero state coltivate in un territorio grande dieci volte la Sicilia. "Per fortuna - continua la Maria Laura Pigone - i produttori  più onesti e seri hanno continuato a fare vino, mantenendo basse le rese e puntando sulla qualità" e degustando il loro Deliella Feudo Principi di Butera 2008, questo vino sembra essere dalla parte giusta. In conclusione, come non parlare di vini dolci, in particolare quelli delle isole come Pantelleria, un piccolo pezzo di terra vicino alla costa tunisina che produce nettari profumati e deliziosi. Possiamo, pero', lentamente dimenticare i vini dolci vecchio stile, spesso stucchevoli e sciropposi ed iniziare a scoprire una nuova versione moderna, in cui frutto, acidita', zucchero e alcool sono perfettamente bilanciati. Un esempio lampante di questa "nuova era" del vino è il Kuddia del Gallo 2011 Abraxas, una miscela di Zibibbo (Moscatello d'Alessandria) e Viognier, vitigno piuttosto insolito in una contesto come questo, sicuramente il segno di una piccola grande rivoluzione. English version LONDON - If someone, thirty years ago, would have said "Sicily will be one of the top Italian wine producing regions" nobody would probably have trusted him. At the time this charming island was famous for producing an enormous quantity of bulk wine, deep in colour, high in alcohol and low in balance, used for blending wines in the north of Italy and often shipped as far as France. The most significant changes in Sicily's production took place in the mid-eighties thanks to a number of family estates including Donnafugata, Tasca d'Almerita e Duca di Salaparuta who today still are among the brillant ambassadors of Sicilian wines in the world. Thanks to an extraordinary effort, focus has been put on vineyard management, research and clonal selection of its main local varietals and now this amazing land is playing a growing role in the international arena. Sicily today has 22 DOC areas of production and one DOCG, Cerasuolo di Vittoria. The wine producer's aim is to enhance main indigenous varietals as Nero d'Avola, Nerello Mascalese, Catarratto and Inzolia, which today represent the new image of Sicilian wines. An interesting wine tasting reflective of this picturesque island has been organized by Hunt & Cody Ltd, an event management agency, with experience in corporate event organization and communication campaigns linked to wine events. The sicilian producers were nearly forty and three seminars on Nero d'Avola, White and Red Wines were given by Master of Wine Angela Muir. She described to the public the characteristics of single varieties in connection with their climate, altitude, soil composition, etc. The first wine tasted is quite a surprise, a delicious sparkling white wine, called Luna y Sol, produced from Nero d'Avola by Luna Sicana winery, a young company founded by a business man from Verona. According to Patrizia Serugeri, manager of the wine cellar "This wine is the result  of the union between a local varietal and Veneto tradition and I think it is a huge achievement for a company started in 2008". And she also stressed that this year their production reached ten thousand bottles, including two other whites, Fiano and Chardonnay, both in the first year of production.  After the "shock" caused by a sparkling wine made from Nero d'Avola, another wine peaked my attention: Mr Nicolas Russo, owner of the Gatti winery, told me "Our Sice' 2010 is made by the Nocera varietal, probably brought to Sicily by mercenaries from the Campania region....." and I thought it would be worth stopping by to have a chat. "And – he continued -the Mamertines (Mamertini "sons of Mars", Roman god of war) were mercenaries who had been hired by Agathocles, the king of Syracuse. When Agathocles died round 289 b. C., some of the Mamertines came back to their hometown while others remained in Sicily where they planted this variety which they had brought from Campania. This wine was mentioned in the De bello Gallico because even Giulio Cesare would have drunk this wine to toast to his third election as consul. With a old variety like this, I think we are quite lucky to not just talk about it in a historical context but to acutally drink it!!!" The colour is deep red, notes of plum and cherry at nose and in the mouth is full bodied and lovely balanced. Continuing this lovely journey, another historic cellar , Azienda Vinicola Benanti, is in front of me, run by Mr Giuseppe Benanti, a real old-fashioned gentleman who talks about his wine and story with calmness and passion. "At the end of the 1800’s my grandpa, Giuseppe Benanti, began the production of wines, and now myself and my sons are just following his footsteps, obviously improving oenological techniques and research of indigenous clones. We do love producing wine with local varieties because that means love of our territory and our history.....that is all we do, even when we have to deal with difficult varieties. The Carricante, for example, is a  late-ripening variety and I do remember in November 1992 a singular harvest....with a lot of snow all around us!!" The beautiful white wine Pietramarina 2008, made of 100% Carricante, shows notes of lemon and green apple, strong acidity and a delightful after taste of bitter almond. Regarding the red varieties, Nerello Mascalese is the main indigenous vine of the Etnean region and "Rovitello 2007 – continued Mr Benanti – is able to express the real soul of our land, so intense, elegant and lovely balanced". Another local variety that struck me since I started to drink wine mindfully is the Inzolia as it is one of the historic vines in Sicily, mentioned by Pliny by the name of "Irziola". Frequently blended with other varieties such as Catarratto or Chardonnay, the Inzolia itself shows a brilliant pale yellow colour with green nuances, medium body, fine level of alcohol and acidity which makes this wine very enjoyable and surprinsigly easy to drink. A very impressive one made from this variety is Insolia 2011 Feudo Principi di Butera. According to Maria Laura Pigone, Zonin Group "For this wine manual harvesting was carried out in the first week of September, it remains on its lees for at least seven months and is then aged in bottles". Yet, the wine does not disappoint your expectations; it is fresh, full and persistent. At the same table there was another wine based on Nero d'Avola and this reminded me that this variety, some years ago, suddenly became fashionable with a lot of people asking for it. Nero d'Avola was widely spread and drank every where in Italy, as if it would have been cultivated  in a territory ten times as vast as Sicily. "Luckly – continued Ms Pigone - the most honest and serious wine producers have been continued to make wine, keeping low yield and focusing on quality" and tasting their Deliella Feudo Principi di Butera 2008, this wine appears to be on the right side of the field.  In conclusion, how not to mention sweet wines, in particular the ones from the islands such as Pantelleria, a little piece of land close to the Tunisian coast which produces luscious, scented and delectable nectars. Indeed, we can slowly forget about the old style-sweet wines, so sweet and syrupy and start to enjoy a new modern version, where fruit, acids, sugar and alcohol are  perfectly balanced. A shining example of this "new era" wine is Kuddia del Gallo 2011 Abraxas, a blend of Zibibbo (Moscatello d'Alessandria) and Viognier, fairly unusual in a contest like this, but surely a sign of a little big revolution. - (PRIMAPRESS)