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Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia: presentato fuori concorso "Gli ultimi giorni dell’umanità"

Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia: presentato fuori concorso "Gli ultimi giorni dell’umanità"
(PRIMAPRESS) - VENEZIA - Presentato oggi alla 79ma edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia nella sezione Fuori Concorso – Non Fiction il film Gli ultimi giorni dell’umanità di Enrico Ghezzi e Alessandro Gagliardo, prodotto da Matango con Rai Cinema e Luce Cinecittà. Gli ultimi giorni dell’umanità è un film di montaggio, strutturato a partire da eterogenei materiali d’archivio che in vari tempi e luoghi sono stati acquisiti, digitalizzati, archiviati, metadatati e lavorati. Il punto di partenza e l’ossatura del film è l’archivio privato di Enrico Ghezzi, che documenta una vita camera alla mano, tra dimensione intima e pubblica, tra la fine degli anni ’70 e i primi anni 2000. A questo prezioso ed eterogeneo materiale, in quattro anni di lavoro e ricerca si sono andati aggiungendo l’archivio di news e dirette proveniente dall’agenzia di stampa russa Ruptly; l’archivio malastradafilm cresciuto per le mani di Bertino-Castelli-Gagliardo; l’archivio dell’astronauta Jean-Francois Clervoy, girato nello stra-ordinario contesto della stazione spaziale internazionale e contenente centinaia di ore di immagini dallo spazio; estratti dall’archivio Val del Omar, che raccoglie l’opera del cineasta, fotografo e inventore spagnolo José Val del Omar, testimonianza di una ambiziosa e radicale sperimentazione nel linguaggio dell’immagine in movimento; e tantissimi estratti dai film di Abel Ferrara, Guy Debord, Aleksandr Sokurov, Bela Tarr, Straub&Huillet, Hans-Jürgen Syberberg, Koji Wakamatsu, Sergej Paradžanov, Otar Iosseliani, Shin'ya Tsukamoto, Luciano Emmer, Bernardo Bertolucci, Carmelo Bene, Federico Fellini e altri grandi autori del cinema europeo e mondiale.

LA SINOSSI
Il panorama delle vicende umane incontra l’uomo con la macchina da presa. Il suo campo da gioco non ha confini, la sua curiosità non ha misura. Personaggi, situazioni e luoghi si accampano nel vissuto di un’umanità che è al contempo colei che vede e la cosa vista. Ma cosa sono gli ultimi giorni di questa umanità? Sono già trascorsi? Sono adesso o da venire? Nell’attesa gli astronauti dell’Atalante, nei loro sogni prometeici, incontrano la propria immagine in una bolla d’acqua. Il pilota spinge il suo bolide alla follia, in soggettiva, tra paura e desiderio. Lungo i tragitti dei piroscafi a mare aperto, una carezza, un affetto. Allo specchio, camera in mano, si verifica, certo sempre incertamente, la propria cattura dentro quella corta, troppo corta, unità di tempo. Ma quello che abbiamo imparato è che non c’è una durata. Tutto quello che toccano diventa tempo, diventa azione, attesa e speranza, ricorda Demetra all’umano affaccendarsi. Frammento di frammenti. Per compiere un gesto che sfugga la malinconia e la giochi in un movimento addirittura impossibile. Il teatro di Marte di Kraus non ha ancora aperto, eravamo occupati ad anarchiviare. E questo dramma non può avere altro spettatore che l’umanità. - (PRIMAPRESS)