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Giustina (San Raffaele): depressione e aumento di peso, possibile segnale per il malfunzionamento dell'ipofisi

Giustina (San Raffaele): depressione e aumento di peso, possibile segnale per il malfunzionamento dell'ipofisi
(PRIMAPRESS) - MILANO – Se l’ipofisi non lavora bene può essere un campanello d’allarme che si manifesta con diversi disturbi: stanchezza, depressione, aumento della massa grassa e perdita di quella muscolare, disturbi cardiaci o respiratori. Sintomi a cui spesso non si dà peso, magari attribuibili all’invecchiamento, ad una perdita di vigore generalizzato, specialmente intorno ai 50-60 anni, invece, come spiegato di recente al VII Cuem, il Clinica Update in Endocrinology and Metabolism che si è svolto al San Raffaele di Milano, sono alcuni dei sintomi sperimentati da chi ha una carenza di GH, l’ormone della crescita.  “E’ un ormone prodotto dalla ghiandola ipofisi, che si trova nella teca cranica e che serve primariamente alla crescita in altezza nei bambini. Esercita infatti una azione di stimolo sulle ossa a partire dalla nascita sino al momento della saldatura delle ossa lunghe. Ma la sua funzione è basilare anche nell’età adulta: garantisce il corretto equilibrio tra massa grassa e magra, la salute scheletrica e reagisce all’aumento degli zuccheri nel sangue, inoltre stimola la produzione della proteina IGF-1 da parte del fegato” spiega il Professor Andrea Giustina Ordinario di Endocrinologia all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano e Presidente CUEM nel corso del VII° congresso in corso a Milano.  “Un aumento inspiegato del peso o del grasso addominale e viscerale nonostante l’esercizio fisico e una corretta alimentazione insieme ad una ridotta resistenza agli sforzi e a cambiamenti dell’umore possono far sospettare che l’ipofisi non stia lavorando bene. I pazienti riferiscono una perdita di energia che si accompagna a disturbi del sonno e un apparente invecchiamento prematuro con perdita di tono e volume dei tessuti” afferma  il dottor Stefano Frara Ricercatore all’Università Vita-Salute San Raffaele. “La carenza patologica di GH nella popolazione adulta (la produzione infatti tende a calare con l’età, dall’1 al 3% l’anno a partire dal 30mo compleanno) interessa circa 20 persone ogni milione di abitanti l’anno e può avere cause diverse: genetiche, tumori dell’ipofisi, ma anche a radioterapia nella zona di testa e collo, malattie infiammatorie e autoimmuni, e, in un 20-25% dei casi, traumi cranici come cadute, incidenti stradali o sul lavoro, eventi traumatici sportivi. Un ulteriore quota di casi ha una origine sconosciuta” illustra il Professor Ezio Ghigo Ordinario di Endocrinologia all’Universita’ di Torino e co-chairman del VII° CUEM.  “La terapia si basa sulla somministrazione sottocutanea della versione ‘ricombinante’ dell’ormone mancante, tutti giorni o tre volte alla settimana. La prescrizione, soggetta alla nota AIFA 39 permette un calo della massa grassa, una maggiore resistenza ossea e quindi diminuzione dell’osteoporosi, un miglioramento delle energie e dell’umore con un generale significativo aumento della qualità della vita. “La gestione della terapia è delicata e deve essere individualizzata e prevede il monitoraggio periodico dei livelli di IGF-1, la sorveglianza delle funzioni tiroide e surrenaliche” dice il Dottor Roberto Lanzi dell’Ospedale San Raffaele di Milano durante i lavori del VII° CUEM.  I pazienti ipofisari adulti con deficit dell'ormone della crescita (GHD) mostrano una significativa riduzione della massa ossea e un aumento del tasso di fratture. La terapia sostitutiva con GH aumenta il turnover osseo. - (PRIMAPRESS)