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Theresa May va sotto nel voto della Brexit. Il 14 marzo la decisione per un "no-deal" o per una proroga

  • di RED-ROM
  • in Cronaca
Theresa May va sotto nel voto della Brexit. Il 14 marzo la decisione per un "no-deal" o per una proroga
(PRIMAPRESS) - LONDRA - Theresa May non è riuscita a convincere la sua maggioranza sul piano d’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea. La Camera dei Comuni britannica ha bocciato con 391 voti contrari (contro i 242 favorevoli, per uno scarto di 149 voti) l’accordo di Brexit siglato dalla premier con i partner europei, e aggiornato nella notte dell’11 marzo dopo un round di negoziati in extremis con il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker. Le «assicurazioni legali» ottenute da May sulla reversibilità del backstop, il divieto di erigere barriere fisiche tra Irlanda e Irlanda del Nord, non sono bastate a convincere un parlamento da sempre ostile all’accordo del primo ministro. Il colpo di grazia è stato inflitto, soprattutto, dal parere di Geoffrey Cox, il procuratore generale che ha partecipato attivamente alle ultime sessioni dei negoziati ed è chiamato a fornire una consulenza legale sul divorzio. Cox ha dichiarato che «non si potevano escludere rischi» sulla permanenza del backstop, inclinando al no le fronde più radicali dei deputati pro-Brexit, a partire dei conservatori dello European research group (Erg) e il drappello dei Democratic unionist party (il partito degli unionisti nordirlandesi).
E’ difficile fare previsioni su che cosa accadrà nelle prossime ore. Il voto di sbarramento al piano May costringerà i parlamentari ad esprimersi su un accordo o chiedere alla Ue un rinvio. Se passerà la linea dell’accordo, come sembra probabile, i deputati dovranno votare il 14 marzo in favore o contro a un’estensione dell’articolo 50, il meccanismo istituito dal trattato sulla Ue per disciplinare l’uscita di uno Stato membro. Con «estensione» si intende, semplicemente, un rinvio rispetto alla data fissata oggi (29 marzo 2019) per avviare il divorzio e una fase di transizione di due anni. Quest’ultima chance viene considerata come lo sbocco naturale di un’odissea diplomatica iniziata con il referendum del giugno 2016 e trascinatasi da allora su una girandola continua di colpi di scena, strappi governativi e fratture interne al governo. Da Bruxelles traspare soprattutto rassegnazione. I parlamentari britannici, ha ricordato a caldo un portavoce del presidente del Consiglio europeo Donald Tusk, dovranno «fornire una giustificazione credibile» per un rinvio. - (PRIMAPRESS)