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Quel che resta della Brexit dopo le dimissioni di altri due ministri della coalizione May

Quel che resta della Brexit dopo le dimissioni di altri due ministri della coalizione May
(PRIMAPRESS) - LONDRA - Nessuno, neanche i maggiori detrattori della Brexit avrebbero potuto immaginare che l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea sarebbe risultato uno dei terremoti di grandi per la stabilità del governo specie dopo che la popolazione si era espressa con un voto referendario.
L'intesa di uscita soft concordata tra Bruxelles e Londra dopo due anni si mostra con tutta la sua gracilità che pesa sul governo Tory di Theresa May e sulla scena politica britannica.
“Capisco che queste scelte potranno essere impopolari e non piacere - ha detto ieri la May - ma devo andare avanti per il bene del nostro Paese”. Ma ovviamente le parole della premier inglese non hanno assolutamente convinto e a sbattere la porta sono stati due ministri e brexiteers di spicco: Esther McVey, titolare del Lavoro, e soprattutto Dominic Raab, l'uomo che sotto quell'intesa avrebbe dovuto mettere la firma in veste di responsabile del dicastero della Brexit e che invece si chiama fuori come il predecessore David Davis. McVey parla di tradimento del mandato referendario del 2016. Raab spiega di «non poter sostenere in buona coscienza» un testo che a suo dire, fra le righe delle sue 585 pagine di clausole, mette in pericolo «l'integrità territoriale» del Paese a causa di quel meccanismo di 'backstop' imposto almeno sulla carta dall'Ue «a tempo indeterminato» a tutela di un confine senza barriere fra Irlanda e Irlanda del Nord (ma non necessariamente fra l'Irlanda del Nord e il resto del Regno).  - (PRIMAPRESS)