Mon, 01 Feb 2010 15:46:00 |
Aids: è l’enzima integrasi il responsabile della diffusione del virus
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(PRIMAPRESS) LONDRA – Un’equipe di scienziati dell’Imperial College di Londra, in collaborazione con i colleghi statunitensi della prestigiosa Università di Harvard, sono riusciti a individuare la struttura dell’integrasi, l’enzima che permette al virus HIV di unire il suo patrimonio genetico con quello della cellula ospite. Il gruppo di ricercatori ha inoltre determinato la struttura tridimensionale dell’enzima stesso, utilizzando la cristallografia, una tecnica sperimentale tramite la quale è possibile determinare la disposizione degli atomi nei solidi. Stefano Vella, direttore del Dipartimento del Farmaco dell’Istituto Superiore di Sanità, ha dichiarato che: “è un risultato molto buono e positivo, che permetterà di migliorare ulteriormente i farmaci”. Se fino a questo momento infatti, si avevano a disposizione dei medicinali anti-Aids creati senza conoscere l’impalcatura dell’enzima, ora che la struttura è nota, sarà possibile creare degli inibitori che agiscano in maniera mirata. Ci sono voluti 40 mila test e 4 anni di ricerche per giungere alla scoperta, ma Peter Cherepanov, coordinatore della ricerca, si è mostrato molto soddisfatto dei risultati ottenuti. “È una storia affascinante – ha affermato il professore – quando abbiamo cominciato sapevamo che il progetto sarebbe stato molto difficile e che in passato erano stati fatti molti tentativi in questa direzione”. Da circa 20 anni si era a conoscenza dell’importanza di tale enzima nella fase di sviluppo della malattia, ma non si era giunti a comprenderne il meccanismo d’azione. I ricercatori, dunque, per capirne il funzionamento hanno costruito in laboratorio sette diversi tipi di cristalli, analizzando di ognuno le caratteristiche strutturali per mezzo di una macchina che permette di ottenere dati sulla diffrazione ai raggi X dei cristalli, la Diamond Light Source. Successivamente hanno immerso, uno alla volta, i cristalli in soluzioni di composti farmaceutici per verificare in che modo i medicinali agivano nel bloccare la diffusione della malattia. “Nonostante i progressi decisamente lenti dell’inizio non ci siamo arresi e siamo stati ricompensati – ha dichiarato Cherepanov – conoscere la reale struttura di questo enzima permetterà di comprendere meglio l’azione degli inibitori dell’integrasi al momento in uso e come poterli migliorare per impedire al virus di diffondersi nell’organismo o di sviluppare resistenza a questi farmaci”. (PRIMAPRESS)
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