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Wed, 13 Jan 2010 09:26:00

Digitale terreste: dopo la tv la radio


Anche in Italia la radio sarĂ  digitale


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(PRIMAPRESS) Roma - In questi mesi assistiamo all’avanzamento del processo di digitalizzazione della nostra nazione. Mentre Lazio e Campania hanno terminato il così detto switch-off alla fine dello scorso dicembre le altre regioni si apprestano a farlo. Le ultime regioni saranno Calabria e Sicilia nella seconda metà del 2012. Il nuovo sistema sta portando nella casa degli italiani un numero elevato di contenuti, un aumento della pluralità (a mio avviso apparente), ma anche qualche problema (chi non ha avuto il problema del “decoder”). Ma alla fine il bilancio sarà certamente positivo. Un processo d'altronde inevitabile visto l’evolversi della tecnologia che grazie ai terminali portatili come cellulari e notebook sta diventando sempre più parte integrante della nostra vita, delle nostre giornate.
Ma dopo la televisione è il turno della radio. La sorella povera, si fa per dire, in Italia è ascoltata ogni giorno da oltre trentacinque milioni di persone pari al 75% circa della popolazione con il più elevato livello di penetrazione fra i media. Termini un po’ tecnici ma che, spero, rendano bene l’idea di che stiamo parlando. In questi giorni l’Autorità per le Garanzie nelle comunicazioni ha deliberato, pubblicandolo sulla Gazzetta Ufficiale, le nuove disposizioni che cambieranno il volto al mezzo caro a Marconi che speriamo tutti di non deludere. Entro i prossimi quattro mesi le emittenti italiane sono chiamate a dare corso a questo processo difficile ma non impossibile.
La radio italiana subirà anch’essa una profonda mutazione. Si trasferirà gradualmente su altre frequenze per abbandonare gradualmente la cara FM ed utilizzerà la tecnologia DAB - Digital Audio Broadcasting, o meglio, quella che è già la sua naturale evoluzione il DMB – Digital Multimedia Broadcasting. Si intuisce che si arricchirà quindi di nuovi contenuti multimediali: in particolare di immagini. Convergerà con internet e la telefonia mentre l’audio sarà sorprendentemente più pulito e cristallino e non subirà il degrado spesso dovuto all’ascolto in movimento o alle interferenze fra stazioni figlia dell’anarchia nell’etere degli anni ’80. Una trasformazione, per la radio, inevitabile che porterà non pochi benefici ma anche inevitabili investimenti da parte delle emittenti italiane.
Qualche scettico dirà: ma dove e come la si ascolta ? Vero !
Nel 1999 il primo segnale con la nuova tecnologia fu attivato sperimentalmente, ed è ancora attivo, a Roma per poi espandersi in alcune altre provincie italiane seppur in aree abbastanza limitate. Ad oggi si contano poco più di duecentomila ricevitori DAB in circolazione senza contare che i fortunati possessori hanno avuto non poche difficoltà a trovarli. Ma ciò è naturale trattandosi di una tecnologia in questi anni in fase sperimentale. Ma con le nuove disposizioni dell’Autorià per le Comunicazioni questa è stata dichiarata conclusa ed è stato decretato l’avvio della nuova fase. Ritornando alla domanda… I ricevitori esistono eccome. In altri paesi come Inghilterra, Francia, Germania Svezia, Svizzera, Corea, la radio digitale è una realtà oramai consolidata e giunta alla sua terza fase. In Italia purtroppo, o per fortuna, ne abbiamo saltata una e ciò, paradossalmente, potrebbe tradursi in un vantaggio. I maggiori produttori come Sony, JVC, Blaupunkt, Pioneer, sono pronti per inondare le nostre catene di distribuzione appena il mercato sarà ricettivo. Indispensabile sarà avere nell’etere i segnali da ricevere. Ma questo accadrà nel giro di un paio di anni. Frattanto le principali case automobilistiche si apprestano a dotare le proprie autovetture di autoradio FM e DAB/DMB di serie (le OM e OL in Italia sono state spente alcuni anni fa) mentre i produttori di telefonini probabilmente lo faranno in tempi anche più brevi visto che ci hanno messo molto poco a integrare telefono, internet ed FM. Ogni italiano sembra possedere in media 1,5 telefoni cellulari, ed è abituato a cambiarlo almeno due volte in un anno. Probabilmente la convergenza telefonia-internet-radio digitale non è quasi una realtà, o quanto meno, non è poi così lontana visto che già  utilizziamo il cellulare per ascoltare musica in mp3, guardare video, connetterci a Facebook, ricevere ed inviare mail, ascoltare la radio in FM o in streaming grazie a connessioni a basso costo o addirittura gratis sfruttando il WiFi di casa o dell’ufficio. Mi sono accorto, fra l’altro che sempre più persone usano per ricevere o fare telefonate dal proprio cellulare il famoso sistema gratuito Skype: roba da pazzi! Ed allora che dire: se son rose fioriranno! Ma l’Italia non è il paese delle rose ? (PRIMAPRESS)





 

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