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Brexit: le società di gaming pensano ad un trasferimento dal Regno Unito

Brexit: le società di gaming pensano ad un trasferimento dal Regno Unito
(PRIMAPRESS) - MILANO - Secondo un sondaggio di qualche mese fa è risultato che due quinti delle società di giochi con sede nel Regno Unito stanno prendendo in considerazione il trasferimento dal paese a seguito della Brexit. Si tratta del 40% delle compagnie di gaming presenti sul territorio britannico. L'Ukie, l’organismo commerciale del settore che ha condotto la ricerca, ha scoperto che il 57% delle aziende britanniche di giochi impiegano lavoratori provenienti dall'UE e che in queste aziende i lavoratori dell'UE rappresentano una media di un terzo di tutti i dipendenti. Circa il 98% degli intervistati crede che i cittadini dell'UE che dispongano delle competenze necessarie dovrebbero poter lavorare nel Regno Unito di diritto anche in futuro. Con una carenza di candidati qualificati del Regno Unito, le barriere per i lavoratori dell'UE che vogliono vivere e lavorare in Gran Bretagna avrebbero un impatto negativo sull'industria. Secondo l'ultima valutazione del mercato Ukie, il Regno Unito è il sesto più grande mercato dei giochi nel mondo in termini di ricavi dei consumatori. I clienti nel 2016 hanno fatto registrare una spesa di 4,33 miliardi di sterline, in crescita del 1,2% rispetto all'anno precedente. Il Paese vanta più di duemila aziende di giochi on line, con 12.100 dipendenti a tempo pieno. Il futuro del retail è anche incerto, anche per un altro motivo e cioè in quanto circa un terzo della quota di mercato deriva dalle vendite che possono essere soggette a tariffe con l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea. Altra preoccupazione per le società di gaming britanniche sono le problematiche legate alle restrizioni dei contenuti e la localizzazione dei dati. Un ulteriore ostacolo, che potrebbe ulteriormente complicare la situazione per le società che volessero restare in Gran Bretagna. Con la Brexit queste stesse società britanniche potrebbero anche essere estromesse dalla possibilità di partecipare a programmi finanziati dalla Comunità Europea. Incertezza del settore del gaming britannico che era conosciuto già prima del referendum che ha sancito la Brexit. Secondo i sondaggi pre-referendum, l'industria britannica dei giochi era in gran parte contro la Brexit. Dall'avvio dell'articolo 50, che sancisce l’avvio dell’iter per la Brexit comunque l’Ukie ha dichiarato la propria volontà di assicurare un proprio intervento perché negli accordi non vengano penalizzate le società del settore. E per l’utenza, per i clienti di queste società di giochi on line, anche italiani, cosa cambierà? Per il momento nulla, anche se il consiglio è di tutelarsi affidandosi sempre a siti di società di gaming certificati da AAMS. E’ l’unica tutela possibile. - (PRIMAPRESS)