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Tasse e giochi pubblici, ecco la verità

Tasse e giochi pubblici, ecco la verità
(PRIMAPRESS) - ROMA - Tassa sulle sale giochi. Sembra essere questa la nuova idea del governo, pensata sopratutto per evitare di aumentare ulteriormente le accise sulla benzina e i tabacchi. L'idea è dovuta anche all'indicazione e alla richiesta, arrivata direttamente da quel di Bruxelles, e quindi dall'Unione Europea, di riordino, riassetto e riorganizzazione del settore. Il tutto dovrebbe essere inserito in una manovra, sempre più attesa, da ben 3,4 miliardi, cifra di certo non irrisoria. A lanciare l'indiscrezione è stato il noto quotidiano Huffington Post, che ha parlato di una tassa secca sui circa 96mila punti vendita, suddivisi tra bar, tabacchi e sale di varie tipo e genere. Sicuramente il gettito per le casse dello Stato sarebbe di quelli importanti e inoltre romperebbe una notevole impasse creatasi sulla discussione della riforma del mondo dei giochi pubblici. Infatti, com'è risaputo, sono continui e costanti i rinvii sulla questione in sede di Conferenza unificata. La caduta del governo Renzi, a causa della sconfitta nel referendum costituzionale del 4 dicembre, ha, senza alcun dubbio, complicato e bloccato le cose. L'argomento della tassazione del gambling è però all'ordine del giorno. Cerchiamo di scoprire il perché.

Innanzitutto occorre citare qualche numero e qualche dato, come riporta un’indagine compiuta da Gaming Report. Infatti, solo considerando il 2016, i concessionari hanno riversato nelle casse dello stato circa il 54% della spesa effettiva dei giocatori, pari a 18,5 miliardi di euro, ossia lo 0,9% del PIL. La spesa degli italiani per il gioco, secondo Agimeg, non è stata quindi di 95 miliardi,  ma ben 18,5 miliardi, alla luce dei dati raccolti negli ultimi anni. Quindi qual è la spesa pro capite reale degli italiani nel gioco? Essa si aggira intorno ai 372 euro l'anno. Come un caffè al giorno, si potrebbe tranquillamente dire. Continuando a parlare dei concessionari, va però detto che quest'ultimi sono obbligati a versare una somma, o meglio una tassa, allo Stato per poter esercitare liberamente il loro  ruolo e il loro compito. Passando ad analizzare i singoli giochi, si nota come il bingo riversa all’Erario oltre il 37%, i Gratta e Vinci il 55%, il Lotto quasi il 52%, il Superenalotto addirittura il 72%, le scommesse sportive il 26%. Non è un caso, guardando questi numeri, che il gambling versi all'erario ben 10 miliardi all'anno,cifra imparagonabile a quanto accade ad altri settori. Stiamo parlando quindi di una tassazione davvero molto alta, consistente ed elevata.

Per concludere si può affermare che il fisco può essere un modo intelligente per provare a contrastare le infiltrazioni illegali e mafiose e lo sviluppo delle ludopatie e delle dipendenze. Serve dunque incisività ed efficienza. Questo però può anche non essere indissolubilmente legato a tasse salate e alte. Sicuramente, rispetto a qualche anno fa, ci sono stati dei cambiamenti e delle prese di coscienza della realtà. Ancora però non basta. C'è, per esempio, il mondo del gioco online, che, rispetto alla sua portata e importanza, appare a dir poco sottotassato. Non sarebbe il caso di intervenire? Probabilmente sì. "Il fatto che si voglia tassare di più il gioco d'azzardo è senza dubbio positivo. In Italia si giocano in media 90 miliardi l'anno, e la tassazione per alcune tipologie è fin troppo generosa. Il gioco d'azzardo invece sta rovinando migliaia di famiglie e agire sulla leva fiscale va ad intervenire su chi pensa di fare proventi su questo business", queste le parole del deputato del Pd Edoardo Patriarca. Insomma, l'approccio verso il gioco d'azzardo appare davvero essere cambiato. La strada è ancora lunga, ma qualche piccolo passo è stato fatto. I risultati si vedranno con il tempo. Un po' di pazienza e si avranno le prime risposte. - (PRIMAPRESS)