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Si con riserva per la manovra economica italiana da Bruxelles da rivedere a gennaio

  • di RED-ROM
  • in Europa
Si con riserva per la manovra economica italiana da Bruxelles da rivedere a gennaio
(PRIMAPRESS) - BRUXELLES - La Commissione economica dell’Unione Europea dice si alla manovra economica dell’Italia ma con riserva che scioglierà a gennaio quando l’Italia approverà la finanziaria. 
La sintesi di questi mesi di contrasto tra Bruxelles e l’esecutivo italiano è che dall’una e dall’altra parte si è usato un criterio di ragionevolezza. A ritardare l’avvicinamento delle posizioni è stata senza dubbio la necessità dei leader del M5S e della Lega di non smentire quanto avevano promesso in campagna elettorale: reddito di cittadinanza e quota 100. I fatti e l’andamento di una stagione non esaltante per l’economia mondiale hanno dovuto far rivedere i convincimenti del governo giallo-verde rinunciando ad una buona fetta di miliardi da investire sui due cavalli della manovra e riducendo il disavanzo ipotizzato dal 2,4% al 2,04% giocando anche su questa assonanza di numeri per non perdere completamente la faccia con l’elettorato. 
Il premier Giuseppe Conte ha il merito di aver avuto parole più concilianti con i due commissari europei Dombrovskis e Moscovici cercando una difficile mediazione:” “Quando il 21 novembre scorso la commissione ha formalizzato le sue riserve mi sono assunto l’onere e la responsabilità di riannodare il dialogo affinché non fosse compromesso il processo riformatore avviato da questo governo” ha aggiunto il premier, ribadendo che reddito di cittadinanza e quota 100 partiranno nei tempi che il governo aveva previsto ma omettendo, prudentemente, di parlare del taglio dedicato alle due iniziative.
“La stima economico finanziaria delle misure che avevano maggiormente attirato l’attenzione dei nostri interlocutori europei, che ha richiesto tempo, ha rilevato che le risorse sono inferiori a quelle previste. Ciò ha permesso di ridurre il disavanzo dal 2,4% a circa il 2,04% senza modificare né i contenuti, né la platea, né i tempi di realizzazione delle due misure”. Il quadro macroeconomico evidenzia “un rallentamento dovuto al cattivo andamento del commercio internazionale e dunque va rivista la stima sul Pil che si attesta al 1%». Fra i punti toccati nel discorso, più volte interrotto dall’opposizione, la conferma dell’istituzione di una imposta sui diritti digitali che superino determinate soglie, l’incremento del prelievo nel settore dei giochi.
Da Bruxelles, Dombrovskis non commenta se non con un secco: “Soluzione non ideale ma evitata procedura”.
Dopo la revisione al ribasso del rapporto fra deficit e Pil, dunque, ci sono meno risorse: 4,7 miliardi per il 2019, 8 nel 2020, 7 nel 2021.
Ma il meccanismo ipotizzato, seppure con una serie di paletti per contenere la spesa, è rimasto quello. Come funzionerà? A partire dal 1° aprile 2019, come annunciato dal ministro dell’Economia, Giovanni Tria, potrà andare in pensione chi ha almeno 62 anni di età e 38 di contributi versati. L’anticipo massimo possibile, rispetto alla pensione naturale che dal 2019 sale a 67 anni, è di cinque anni. Non ci saranno penalizzazioni, anche se è bene intendersi su questo termine. Chi utilizzerà quota 100 prenderà comunque un assegno più basso di quello che avrebbe incassato andando in pensione a 67 anni. Ma non ci saranno ulteriori penalizzazioni.  - (PRIMAPRESS)