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Le figure plastiche che trascendono il reale nella rielaborazione in 3D delle opere di Giampiero Abate in mostra a Roma

Le figure plastiche che trascendono il reale nella rielaborazione in 3D delle opere di Giampiero Abate in mostra a Roma
(PRIMAPRESS) - ROMA –  Dal 21 maggio al 7 giugno gli spazi di Margutta Home ospitano Ultrareale, la personale di Giampiero Abate, l’artista romano che presenta cinque lavori inediti, realizzati con la tecnica dell’acrilico ad aerografo su tela, partendo da cinque solidi platonici – gli unici poligoni regolari con spigoli e vertici equivalenti che inscritti in una sfera hanno tutti i propri vertici sulla sua superficie – per un’indagine che affonda le proprie radici nella storia dell’arte e della scienza. Gli uomini e le donne al centro dei dipinti condividono con i solidi una gelida perfezione. Sono nati, infatti, all’interno di un mondo totalmente artificiale (un sofisticato software 3D), senza modelli vivi né alcun legame con la realtà. La perfetta realizzazione dell’epidermide e delle fasce muscolari, la resa serica dei capelli e la precisione chirurgica nella definizione di ogni dettaglio si scontrano, però, con gli occhi bianchi e vuoti, come quelli della statuaria classica. Verità e artificio, dunque, vita e assenza di vita, possibile e impossibile, reale e, appunto, “ultrareale”, si fronteggiano qui in una battaglia che prende le forme di una caduta, non solo fisica, ma anche metaforica, spesso convulsa in torsioni di sapore manierista. Quasi che questi uomini e queste donne fossero semidei, illusi di poter accedere alla perfezione dell’ “ultrareale”, ma alla fine sconfitti, schiacciati da qualcosa di indefinibile che si è rivelato infinitamente più forte di loro. La bellezza impossibile delle figure di Giampiero Abate, in fondo, ci parla un po’ di noi: della nostra incapacità di accettarci come esseri finiti e mortali e della nostra folle aspirazione a diventare semidei. Il cui destino, però, sembra essere inesorabilmente quello della caduta. - (PRIMAPRESS)