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Ad Aquileia un prestito del Kunsthorisches Museum di Vienna mette in mostra i 2200 anni di storia dell'antico sito romano

Ad Aquileia un prestito del Kunsthorisches Museum di Vienna mette in mostra i 2200 anni di storia dell'antico sito romano
(PRIMAPRESS) - ROMA - Presentata oggi nella Sala delle Crociere del Mibct, la mostra “Magnifici Ritorni. Tesori aquileiesi dal Kunsthorisches Museum di Vienna” organizzata dalla Fondazione Aquileia, dal Polo Mussale del Friuli Venezia Giulia e dal Kunsthorisches Museum di Vienna per celebrare i 2200 anni della fondazione dell’antica città romana.
Alla conferenza di presentazione hanno preso parte il Capo di Gabinetto del Mibact, Tiziana coccolato, il Presidente della Regione Friuli venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, l’archeologo, Louis Godart, il direttore della Collezione antichità Greche e Romane del Kunsthorisches Museum, il direttore del Polo Museale FVG, Luca Caburlotto e il presidente della fondazione Aquileia, Antonio Zanardi Landi.
Saranno 110 i reperti esposti dall’8 giugno al 20 ottobre 2019, avuti in prestito dal museo viennese, facendo ritornare nel sito d’origine di Aquileia molte dei frammenti che negli anni si erano disperse dei canali del collezionismo privato di molte famiglie locali sotto il periodo asburgico dopo il Congresso di Vienna nel 1815. La mostra ripercorrerà la storia di quel territorio che fu, come ha sottolineato nel suo intervento l’archeologo Godart, fu uno dei siti che riuscì in forma molto moderna a coniugare il politeismo dei popoli sottomessi dall’antica Roma fino a diventare cerniera tra oriente ed occidente del nord Europa."
"A partire dal 1817 – spiega Georg Plattner , direttore della Collezione di Antichità greche e romane  nel Kunsthistorisches Museum – circa 340 reperti antichi da Aquileia sono stati inviati a Vienna da Aquileia, quarantacinque pezzi tornarono ad Aquileia nel 1921, nell’ambito delle restituzioni che l’Austria fece dopo la fine della prima guerra mondiale all’Italia: tra essi, sculture e iscrizioni, bolli laterizi e altri oggetti minori. Ancora oggi – evidenzia la direttrice del Museo Sabine HAAG – i capolavori aquileiesi mantengono una posizione preminente come importanti testimoni dell’antico passato". “Il percorso espositivo si snoda attraverso le sale del Museo Archeologico Nazionale recentemente riallestito come sottolinea Luca Caburlotto, direttore del Polo Museale del Friuli Venezia Giulia – i capolavori in arrivo da Vienna ricongiunti al loro contesto di rinvenimento e di utilizzo ne completano la narrazione; dialogando all’interno delle singole sezioni con tutti quei materiali via via confluiti, per strade diverse, nella collezione permanente, essi contribuiscono così a fornire un ulteriore tassello alla ricostruzione della storia della città antica». 
“La mostra ci riporta ai tempi pionieristici dell'archeologia aquileiese, tra il tardo Settecento e il primo Ottocento – dice Cristiano Tiussi, direttore della Fondazione Aquileia –  Siamo ancora all’epoca degli scavi occasionali, che sebbene determinati bensì dall’unico scopo di recuperare “tesori” antichi hanno condotto a scoperte di notevolissimo rilievo, talvolta avvolte ancora da un'aura di mistero. In un certo senso, essi prepararono le prime indagini di ampio respiro degli archeologi austriaci, quelle effettuate nell’area del circo e delle mura tardoantiche tra il 1872 e il 1875 e, soprattutto, quelle importantissime avviate nel 1893 intorno al complesso basilicale”.Tra i “magnifici ritorni” dell’estate aquileiese spicca il rilievo marmoreo con la rappresentazione di Mitra Tauroctono, con il berretto frigio, il serpente, lo scorpione e l'uccisione del toro sacro che riporta agli antichi culti che hanno segnato la storia dell'umanità, giunti ad Aquileia dopo un lungo viaggio da Oriente, dall’India e dalla Persia dove il culto a lui dedicato, misterico ed iniziatico, era nato secoli prima.
“La diffusa presenza di culti mitraici, molto diffusi tra i soldati, nella regione intorno ad Aquileia – nota Antonio Zanardi Landi – oltre che ricordarci il ruolo militare attribuito da Roma alla colonia che doveva consentire l’espansione verso i Balcani e il Noricum, sottolinea fortemente quell’elemento che rende unica Aquileia nel panorama dell’Impero.  Mi riferisco al ruolo di interfaccia economica e culturale della città e del Caput Adriae con l’Oriente (Balcani, ma anche con il Vicino Oriente mediterraneo, l’Egitto e l’Africa Settentrionale). Ruolo di intermediario culturale, svolto da Aquileia nel cuore dell’Europa antica e tardo antica, che ha favorito il formarsi della specificità della cultura, dell’arte e delle forme di culto prosperate nella città romana”. “Il rilievo del Mitra – come spiega Marta Novello, direttrice del Museo Archeologico Nazionale di Aquileia – inizialmente promesso al Museo Archeologico al momento del suo rinvenimento nel 1888, fu poi regalato all’imperatore Francesco Giuseppe. All’interno delle sale del museo aquileiese ne rimase un calco in gesso, che ancora oggi rappresenta un chiaro richiamo all’indissolubile fil rouge che pone in relazione le due collezioni museali, nate a pochi anni di distanza fra loro, l’una – con il nome di Kunsthistorisches Hofmuseum – nel 1891, l’altra – con il nome di Imperial Regio Museo dello Stato – nel 1882, per diretta iniziativa dell’Imperatore Francesco Giuseppe quale chiara espressione della politica culturale dell’Impero austro-ungarico e di quel lungo processo che nel corso del XIX secolo portò, in Europa, alla maturazione della moderna concezione del museo quale bene dello Stato al servizio dei cittadini”.  Tra i reperti di maggior pregio si distinguono la patera in argento, l’eccezionale piatto dalla complessa raffigurazione allegorica riconducibile a temi dell’abbondanza e della celebrazione dell’agricoltura, donato nel 1816 all’imperatore d’Austria Francesco I dal conte Francesco Leopoldo Cassis Faraone, e la croce in bronzo del IV secolo con il monogramma dato dall’intersezione delle iniziali del nome greco di Cristo donata a Vienna dal barone Ettore von Ritter verso la metà dell’800.  - (PRIMAPRESS)